Cresce l’occupazione giovanile, non succedeva da 20 anni

Negli ultimi 20-25 anni essere giovani, in Italia, non è stato un vantaggio; ogni statistica, ogni graduatoria in campo economico ha sempre visto la generazione dei  30/40enni agli ultimi posti.

Oggi causa pandemia, abbondanza di contratti a termine o stagnazione salariale, chi ha tra 25 e 30 anni lavora di più, il trend generazionale potrebbe essersi finalmente invertito ed è giusto quando vi sono timidi segnali di cambiamento  sottolinearne il privilegio di chi ne gode.

La ripresa che, l’anno scorso, ha interessato l’economia e il mondo del lavoro, ha portato benefici a tutti e per la prima volta si è riversato su coloro che hanno iniziato una carriera da poco , infatti il tasso di occupazione, a dicembre 2021 è arrivato per i 25-34enni al 64,8%, recuperando il crollo che questa fascia di età aveva subito nel 2020, e superando anche il livello del 2019, è dai tempi della crisi del debito(Bolla) che non vi è una quota di giovani al lavoro così ampia ,parzialmente risalita l’occupazione anche nelle altre fasce di età.

Tra i 25-34enni il recupero è stato di due punti fra  dicembre del 2019 e quello del 2021, l’ aumento comprende anche il recupero del 6,5% rispetto al momento di minimo, dell’aprile 2020 ,mentre , tra 15-24enni è tornato ai livelli di fine 2019, quello dei 35-49enni è cresciuta dello 0,3%,  quello dei 50-64enni è calato dello 0,4%.

Importante è l’inversione di tendenza, nei 6 anni di ripresa dopo la crisi del debito, a crescere di più era stata la generazione degli over 50 con un più 7,6%, mentre i 25-34enni solo del 4,2%, nonostante, durante la difficile fase tra il 2008 e il 2013, quest’ultima fascia fosse stata la più colpita, con un crollo della percentuale di occupati di ben il 10,7%,crollo che seguiva la stagnazione occupazionale degli anni precedenti.

Dopo il 2013 non vi era stato alcun recupero dei livelli occupazionali che vi erano prima del fallimento di Lehman Brothers e alle recessioni seguite, che avevano colpito le generazioni nate tra il 1979 e il 1988, la più sfortunata, che ora rientra in quel segmento di 35-49enni che meno di tutti sta approfittando del rimbalzo dell’economia dopo la crisi pandemica, sarà per il calo demografico, ma oggi si conta il 4,6% di lavoratori in meno rispetto a fine 2019.

Ai nati negli anni ’90, sta andando meglio, ma per tornare ai tassi di occupazione, superiori al 70%, dei 30enni di 12-18 anni fa, ci vorrà tempo, ma, il recupero è reale e fa ben sperare.

L’aumento di occupazione dei 30enni è dovuta; al massiccio utilizzo dei contratti a termine, a una stagnazione salariale che fa sì che questi giovani costino effettivamente troppo poco in relazione alle competenze più alte di quelle dei colleghi più anziani.

Determinante risulta il crollo demografico che ha ridotto il numero di quanti hanno tra i 25 e i 34 anni, ciò vuol dire che ognuno di loro trova meno concorrenza nel cercare un impiego, ma che in futuro potrebbero aggravarsi i problemi di reclutamento di nuovi lavoratori che già si vedono in alcuni settori emersi soprattutto negli ultimi mesi, questo dovrebbe portare a incrementi salariali visto che i redditi dei giovani negli ultimi 20 anni sono rimasti fermi, se non arretrati.

Nel frattempo si registra un calo di inattivi, ovvero coloro che non lavorano né cercano un impiego, il numero di Neet tra i 25-34enni è sceso di ben il 5,6%, sempre più giovani si sono messi a cercare lavoro, forse per le difficoltà finanziarie che hanno colpito le famiglie dopo il covid, non è un caso che questa generazione ora è protagonista del fenomeno della Great Resignation (grandi dimissioni) il fatto che si parli dei giovani perché vogliono cambiare lavoro e non solo perché non lo trovano è una vittoria ed in fondo un buon presagio per il futuro.

 

Alfredo Magnifico