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L’inverno sta scivolando via come previsto, senza significativi cambiamenti della situazione sul terreno del conflitto in Ucraina.

La tragedia prosegue, in un dramma quotidiano che ormai lascia l’opinione pubblica largamente indifferente – se non insofferente – ma nessun evento ha una portata tale da modificare l’andamento della guerra.

Una situazione del genere crea un problema in ambito mediatico: c’è un elefante nella stanza, ma non si muove; occorre parlarne perché è lì, ma non si sa cosa dire perché non fa niente di interessante… Allora tocca inventarsi gli argomenti, che devono necessariamente essere macroscopici in modo da attirare l’attenzione e “vendere” bene la notizia. Ecco dunque gli articoli su quanto sia intelligente l’elefante oppure si quanto puzzi se non viene lavato.

Questo il tenore della maggior parte del rumore mediatico degli ultimi mesi sulla guerra.

 

Naturalmente, ci sono eccezioni: sono stati pubblicati articoli profondi su aspetti reali e dolorosi del conflitto, e si sono anche verificati episodi significativi in quanto tali da novembre a oggi; ma nessuno di questi ha rappresentato un cambiamento della situazione sul terreno, indipendentemente da quanto molti si siano sforzati di rappresentare ogni sventolio di orecchie dell’elefante come un drammatico cambio della situazione.

L’elefante è sempre bloccato nella stanza.

Il problema, è che una delle due parti in conflitto ha per sua dottrina la precisa volontà – e anche la sperimentata capacità – di manipolare l’informazione in maniera organizzata e centralizzata.

Non fraintendetemi: la stessa volontà esiste anche dall’altra parte; però a questa mancano sia la capacità che l’organizzazione centralizzata. Mentre a Mosca esiste un’organizzazione governativa con oltre un secolo di esperienza nella manipolazione dell’informazione a scopo politico-militare, nel resto del mondo esistono numerosi governi distinti, incapaci di articolare una strategia comune e ancor più incapaci di metterla in atto.

Insomma: la Russia pratica la guerra ibrida soprattutto nel dominio informativo, mentre l’Occidente può al massimo cercare di contenere i danni.

 

Il guaio per l’Occidente, è che il regime russo ha imparato da tempo ad utilizzare le istituzioni occidentali a proprio vantaggio sfruttandone le reazioni istintive: è facile per chi gestisce la disinformatzija non solo creare gli eventi mediatici utili, ma anche sfruttare quelli accidentali presentandoli in maniera tale da renderli interessanti per i media occidentali, che poi provvedono in proprio ad amplificarne la visibilità provocando involontariamente l’effetto desiderato a Mosca.

Si tratta di una sorta di reazione immunitaria negativa.

Una reazione immunitaria estremamente grave, che si auto-alimenta una volta innescata, generando un effetto-valanga che porta a risultati eclatanti, come la perdita di fiducia dell’opinione pubblica nella possibilità di una vittoria ucraina.

Una perdita di fiducia ormai pericolosamente generalizzata, e nello stesso tempo completamente priva di fondamento.

 

Trovo interessante ingaggiare in conversazione una persona normale – non un minion o un fagiano – convinta dell’impossibilità di costringere i russi a tornarsene a casa, e chiederle il perché di questa convinzione: quasi nessuno mi sa dare una risposta. Mi sento dire che “ormai è evidente”. Ma perché? “Perché i russi sono tanti”… La stessa cosa che si diceva due anni fa, che è tornata di moda. In più ci sarebbe l’Occidente “Che ormai ha abbandonato l’Ucraina”… Perché l’avrebbe abbandonata? “Perché ormai è evidente che la Russia non può perdere”.

Un corto circuito logico, basato sul niente e innescato da una campagna mediatica mossa dalla pura necessità di coprire l’elefante bloccato nella stanza.

La reazione immunitaria delle libere istituzioni mediatiche occidentali è l’unico sistema che sta dando qualche soddisfazione al regime russo, incastrato in una situazione senza sbocco.

 

Siccome non intendo essere parte di questo corto circuito logico, e nulla di veramente significativo è intervenuto ad alterare la situazione sul campo da novembre ad oggi, non ho ritenuto di postare aggiornamenti per un po’.

 

In realtà il campo di battaglia più importante di questi mesi non è stata la pianura sarmatica, ma il Campidoglio di Washington, dove i meccanismi di politica interna americana hanno inceppato gravemente il sostegno occidentale portando all’attuale stasi sul vero fronte di guerra.

Sono un analista militare e non politico – tantomeno un analista politico esperto delle dinamiche americane – e quindi non mi espongo a descrivere la situazione in America.

Ricordo solo di aver scritto in tutti i miei interventi come l’unico possibile ostacolo alla vittoria ucraina è il blocco del sostegno occidentale…

Il blocco – sebbene parziale – si è verificato, e infatti la situazione sul campo si è congelata.

E il congelamento del conflitto è l’unica possibile speranza di Putin per evitare il collasso del suo regime.

Detto questo, e ribadito l’ovvio, c’è qualcosa da aggiungere sulla situazione militare… L’unica che veramente può condurre ad una soluzione del conflitto (visto che il congelamento si limita a lasciarlo irrisolto)?

Sì e no.

Il rapporto di forze in questa guerra è un po’ come un iceberg: se ne vede solo una minima parte, e i cambiamenti importanti avvengono al di sotto della linea di galleggiamento, rimanendo così largamente invisibili.

Da una parte abbiamo visto ancora una volta come la (limitata) superiorità numerica e la disponibilità di munizionamento accumulata nel tempo consentono alla Russia unicamente la possibilità di sferrare offensive concentrate e protratte, estremamente dispendiose, e che conducono unicamente alla cattura di obiettivi limitatissimi per profondità e del tutto insignificanti ai fini della risoluzione del conflitto.

Dall’altra parte abbiamo anche dovuto assistere agli effetti del vero, grande problema ucraino: la carenza di munizioni, che incide pesantemente sull’efficacia dello strumento militare ucraino – ormai qualitativamente nettamente superiore a quello russo – e che rende possibili quei limitati avanzamenti russi tanto efficaci a livello mediatico quanto inutili a livello operativo.

Questi due dati di fatto tecnici hanno una sostanziale differenza: mentre il primo è un dato sistemico, il secondo è congiunturale. In sostanza: la situazione cambia radicalmente nel momento in cui le munizioni per gli ucraini arrivano.

Scommettere sul blocco permanente del Congresso americano per puntare ad un conflitto congelato (e quindi ad una non-sconfitta del Regime russo) mi sembra azzardato… Perfino per l’orso Vladimiro.

…Che nel frattempo nella sua tana ha paura dei funerali di un suo oppositore morto in Siberia.

Col. Giorgio Stirpe