P U R T R O P P O VINCE PUTIN

In questi ultimi giorni assistiamo ad un rallentamento della guerra e vediamo i russi che avanzano a fatica, ma riordinano le unità e fanno affluire forze nuove. Gli ucraini ribattono colpo su colpo ma, seppur lentamente, sono costretti a cedere terreno.

Nella prima fase del conflitto i russi hanno sbagliato tutte le previsioni e non hanno raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati. Dopo la grandiosa parata del 9 maggio però le cose sono cambiate. Le unità impiegate nella parata – e tenute bloccate per l’esigenza Piazza Rossa sicuramente per più di un mese – sono rientrate nelle loro caserme e si sono preparate per la guerra. Nel frattempo, i comandanti russi hanno imparato a combattere contro gli ucraini, hanno stabilito degli obiettivi strategici più alla loro portata e stanno sfruttando il fattore tempo per far affluire nuove unità, per riorganizzare le struttura logistica e per costituire una linea di comando e controllo più lineare, agile e tempestiva. In sintesi, i russi, anche se non avanzano in profondità, hanno dalla loro parte il tempo che gli consente di sviluppare tutto il potenziale bellico di cui dispongono. Il trend di sviluppo è questo: avanti di pochi metri al giorno senza considerare perdite e stanchezza perché ogni giorno affluiscono unità e mezzi nuovi.

Gli ucraini, invece, dopo le vittorie dei primi mesi di guerra sono allo stremo. Non hanno altre forze da immettere in combattimento e cominciano a ricevere i primi “NO” all’invio di altre armi, specie quelle più moderne e sofisticate, in grado di capovolgere le sorti del conflitto. C’è all’orizzonte la possibilità che la guerra si stabilizzi sulle posizioni attuali con il concreto pericolo che la Russia s’impadronisca di tutti i territori occupati dall’inizio del conflitto.

In questo momento delicatissimo l’Europa è inconsistente: ogni paese procede da solo tutelando i propri interessi. L’Italia ha presentato un corposo ed interessante Piano di Pace che è stato bocciato. Gli USA e la Gran Bretagna proseguono per la propria strada, senza peraltro far trasparire un grande entusiasmo, e puntualmente è iniziata la litania dei pacifisti nostrani, vecchi e nuovi. Vogliamo la pace e non dobbiamo dare altre armi all’Ucraina cosi Putin e Zelensky scenderanno a patti! Bravi! Come dire: un invasore attacca un Paese sovrano, lo invade e noi non forniamo le armi all’attaccato per difendersi così l’invasore scende a trattative. Faccio fatica a comprendere simili ragionamenti perché, per quanto ne so, l’unico modo di arrivare alla pace è quello di costringere l’invasore ad uscire e cercare un accordo per evitare guai maggiori. La Russia scenderà a trattative solo quando riterrà che l’Ucraina è tanto forte da poter resistere a lungo o sconfiggerlo. E’ illogico che Putin possa arretrare le proprie unità sulle posizioni anteguerra se non è sconfitto sul campo o travolto dall’opposizione interna. Ma cari politici nostrani, avete visto le immagini che arrivano dalle terre occupate? Cambio della moneta, cambio delle targhe e dei documenti, distribuzione di viveri, bambini che vanno a scuola. Putin sta normalizzando quei territori per tenerseli! Inoltre lancia segnali al mondo: corridoi protetti per far partire le navi cariche di grano, ma via le sanzioni.

Da tutto questo è chiaro che Putin vince, ogni giorno che passa vince sul terreno dei combattimenti e vince nel campo dei politici europei che fanno di tutto per blandirlo. Purtroppo la guerra è una cosa drammaticamente seria e non finisce mai con le sole buone intenzioni. A cosa si va incontro? La vittoria di Putin porterà ad un aumento dei conflitti per dirimere controversie locali, specie a danno dei paesi piccoli e poveri. Ci sarà un significativo aumento dell’instabilità del Mediterraneo causata dalla maggiore presenza russa e dalla politica espansiva della Turchia. C’è il rischio che l’Europa si sfaldi perché in assenza di un governo autorevole e forte prevarranno gli interessi dei paesi con grossi problemi energetici e con la necessità di dover risolvere il problema dei milioni di immigrati ucraini. La guerra finirà e gli uomini ucraini inevitabilmente cercheranno di ricongiungersi alle famiglie sparse in Europa piuttosto che restare in un paese semidistrutto, privo di risorse energetiche e minerali. Infine, i problemi italiani. Risolto in qualche modo l’approvvigionamento energetico dovremo affrontare una recessione interna dovuta all’aumento dei prezzi ed un aumento esponenziale dell’immigrazione dal Mediterraneo. Spero solo che l’Italia non sia costretta ad intervenire per salvaguardare la stabilità dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che nei Balcani non nasca un altro Putin.

Roma, Gen. GioVe.