Una società migliore con: meno precarietà, più democrazia più solidarietà, più sindacato

Dopo quarant’anni di Cisl, con segretari; Macario, Carniti, Marini, D’ Antoni, Pezzotta, Bonanni, Furlan, dal 2018 mi ritrovo a vivere una nuova avventura, in Confintesa, la vivo con lo stesso entusiasmo di quando per la prima volta nel 1977 varcai la soglia del sindacato. A distanza di 45 anni facendo il  bilancio della vita posso affermare che ogni esperienza ha rafforzato il mio modo di pensare e ha radicato in me la voglia di combattere per tentare di alleviare le sofferenze e arginare i soprusi.

Sono sempre stato curiosissimo di tutte le novità che incrociavo. Osservavo, capivo e assorbivo, il segretario generale, della categoria, aveva messo un campanello che suonava all’apertura e chiusura della porta e mi spiegò un suono per chi entra e un suono per chi esce, aprivamo la porta a tutti: erano anni di lotta, BR, femminismo, divorzio, aborto, erano gli anni nei quali chi ci chiedeva di discutere ci invitava a nozze.

Non avevo nessuna paura degli extraparlamentari di sinistra o di destra, ho avuto tra i miei rappresentanti sindacali nei centri meccanografici, estraparlamentari di sinistra che facevano capo a via dei volsci fiancheggiatori delle B.R. e nelle mense o negli istituti di vigilanza vicini all’allora FUAN di via Sommacampagna o simpatizzanti di Almirante, forse per mie idee sbrindellate, stavo nella DC, a chj me lo chiese risposi: sto bene nella DC perché non la penso come nessuno di voi, non sono omologabile in una corrente.

Gli iscritti Cgil, un partito ce l’avevano e guardavano con sospetto tutta questa ventata di nuove idee che sembravano ridiscutere tutto e tutti. I centri meccanografici avevano una tradizione di operai con idee comuniste,e …oltre.

Non ho mai chiesto a nessuno di che partito fosse, ne ho mai fatto pesare a nessuno le mie idee politiche, questa è stata la regola della mia vita.

Quando non si facevano assemblee, c’erano riunioni di fuoco in sede. Non ho mai ascoltato e parlato tanto in vita mia, poche sere sono andato via dall’ufficio prima che suonasse la VOCATIO, la campana di Santa Maria Maggiore che, mi disse un vecchio prete, alle nove di Sera era tradizione che suonasse, non essendoci gli orologi, per richiamare al rientro nei conventi frati e suore.

Tutto stava cambiando e discutere era l’unica maniera per capire, tutto il mondo si muoveva ed era affascinante cercare di intuirne la direzione…

Da allora di acqua sotto il Tevere ne è passata tanta, – oggi più di ieri- la classe lavoratrice si batte per il pane, siamo passati da una conquista dietro l’altra a una remissione dietro l’altra in termini di salario e di diritti.

In Italia il Salario medio negli ultimi 30 anni e calato del 2,90%mentre in Estonia, Lettonia, Lituania è triplicato, in Germania è aumentato del +33,7%, in Francia del + 31,1% e in Spagna del 6,2%, oggi con i salari bassi, l’inflazione sale al 6,9% i prezzi aumentano del 6,7% però, abbiamo il governatore della banca d’Italia che invita a -non fare vane corse tra prezzi e salari-, sarei curioso di sapere di quant’è aumentato il salario del Governatore della Banca d’Italia in questi ultimi 30anni.

Resta la crisi del lavoro e dei diritti dei lavoratori, dolorosa realtà che investe oggi tutta la nostra economia.

Le relazioni industriali sono state costruttive e utili, finchè negli anni ottanta il giocattolo non si è rotto, erano gli anni della contingenza- abolita con referendum nel giugno del 1985- del salario variabile e della conflittualità muscolare.

Gli uffici di collocamento erano funzionanti e un senso e uno scopo lo avevano, oggi i centri per l’impiego non solo non riescono a catalogare i disoccupati ma non riescono neppure ad offrire uno straccio di lavoro.

In questo momento il nostro pensiero va ai lavoratori: morti o infortunati sul lavoro vittime di una logica economica dettata dal cuore a salvadanaio, vittime dello slogan; “minimo investimento-zero protezioni- massimo profitto” qualche numero che rende l’idea di questa continua strage.

  • Nel mondo ogni15 secondi un lavoratore muore sul lavoro.
  • Ogni 15 secondi 153 lavoratori hanno un infortunio sul lavoro.
  • Ogni giorno 6.300 persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro o per malattie professionali.
  • Ogni anno muoiono sul lavoro due milioni e trecentomila lavoratori.
  • Il Costo umano di queste tragedie è stimato nel 4% del prodotto interno lordo mondiale.
  • In Italia ogni giorno muoiono 3 lavoratori-una strage continua.

la nostra attenzione si rivolge;

ai licenziati; frutto di crisi aziendali più o meno pilotate.

ai disoccupati; al centro della crisi, si contano oltre 235.000 dipendenti in meno e 209.000 autonomi in meno, aumentano i fuoriusciti e dimissioni, aumenta chi ha difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro.

  • Aumentano gli inattivi 133 mila
  • Scendono gli autonomi -51mila
  • Lavoratori a tempo determinato dai 15 ai 24 anni +18mila
  • dai 25 ai 34 anni + 29 mila
  • Con Covid mancano all’appello oltre 100mila posti di lavoro e oltre 184 mila autonomi, la popolazione da lavoro è scesa di 188 mila unità è cresciuta di oltre 304 mila unità chi cerca lavoro e di 117 mila unità gli inattivi.

ai pensionati il cui reddito risulta falcidiato dalla depressione economica e finanziaria che ha colpito il nostro paese

L’Istat stima in 5,6 milioni il numero in condizioni di povertà assoluta,11,8% dei lavoratori è povero.

  • Circa una famiglia su quattro affronta con fatica le spese mediche (24,5%), le utenze di gas, luce, ecc. (34,4%, +7,4% sul 2021). Il 35,7% (+7,2% rispetto al 2021) ha chiesto un sostegno finanziario
  • Il 43% usa i risparmi per arrivare a fine mese.
  • due milioni di italiani con conti all’estero nei paradisi fiscali.
  • su 3 milioni di conti esteri 210 miliardi di euro.

La pandemia ha incrementato le diseguaglianze tra ricchi e poveri se prima erano marcatamente ampie oggi sono irreversibilmente incolmabili;

i Paperoni con patrimoni netti oltre i cinquanta milioni hanno visto un bonus del 23,9%, mentre i 10 più ricchi hanno più che raddoppiato la ricchezza.

Noi ci associamo all’urlo del Papa;”Serve più giustizia ed equità sociale”.

Rivitalizzare l’azione contrattuale, intercettare i giusti bisogni ma soprattutto individuare i bisognosi organizzandoli e dando loro parola.

Occorre parlare ai lavoratori che hanno la fortuna di avere una possibilità di lavoro; è difficile parlare a quelli che questa fortuna non ce l’hanno o che lavorano con contratti temporanei, precari, giornalieri, Smart nasce con l’intento di rivolgersi ai non garantiti-ai disoccupati, ai sottoccupati.

La crisi del lavoro è una dura realtà; ci sono oltre tre milioni e 85mila Neet  italiani di cui 1,7 milioni sono donne, servirebbe una riforma della scuola non dettata da ideologie fasulle, ma tenendo conto di quelle che sono le reali esigenze, non è concepibile avere ragazzi abbandonati a se stessi in un inferno apatico, devono essere chiamati a dare il loro contributo e farli sentire utili e indipendenti, ogni ragazzo recuperato al lavoro e inserito produttivamente è un contributo al futuro di tutti e costruisce il benessere della società.

Come Sindacalisti, siamo testimoni del perdurare di; sofferenze, ingiustizie e sfruttamento che per contrastarle siamo, quotidianamente, impegnati in una dura battaglia, ed è per questo che mi sono rimesso in gioco.

Per troppi anni chi ha diretto la vita economica, politica e sindacale del paese ha operato a scardinare i diritti e ad affossare i contratti, ha generato mostri economici) e asfaltato il mondo del lavoro.

Il tutto cominciò nel lontano 92 con tangentopoli, determinando la morte della politica e l’avvio di una nuova era che sostituì la Balena con le Iene Ridens e infatti…oggi non esiste più il padrone o l’imprenditore più o meno illuminato, il suo posto è stato preso dai FONDI di INVESTIMENTO che gestiscono aziende con gente senza scrupoli -le Iene Ridens-.

Tra la Bolla del 2008 e la pandemia è cresciuta la stagnazione salariale, è diminuita l’occupazione mentre;

Il sindacato è stato logorato e indebolito dagli oltre dieci anni di uso e gestione di Cig e altri ammortizzatori, subiti passivamente senza gestire; vera formazione e vere politiche attive del lavoro finalizzata a nuova occupazione.

Il mondo del lavoro ne è uscito a pezzi, infatti:

  • sono aumentati i tempi determinati da 2,3 a 2,7 milioni,
  • il Part-time è passato da un milione e trecentomila a due milioni e settecentomila
  • su quindici milioni di dipendenti privati, cinque milioni e trecentomila lavoratori escono di casa per una retribuzione al di sotto dei 10 euro,
  • con un salario minimo di nove euro un lavoratore su 5 guadagnerebbe di più
  • 2 milioni di lavoratori lavorano a 6 euro ora i Riders a 4 euro, per non parlare dei lavoratori dei campi che operano in semi schiavitù.

E’ ora di mettere fine agli urli ipocriti di carenza di manodopera da parte di imprese e imprenditori blasonati o chef stellati che si lagnano di non trovare lavoratori, buona parte di richieste viene da settori che non richiedono percorsi di alta formazione, ma, richiedono competenze acquisibili con percorsi di apprendistato o breve formazione acquisibile in ambiti aziendali.

Le associazioni datoriali: Edili, turismo, ristorazione, agricoltura, logistica, denunciano l’impossibilità a reperire; manovali, braccianti, camerieri, personale di cucina, accoglienza e pulizie, barman, camionisti, magazzinieri, bagnini, per un numero quantificabile in circa UN MILIONE di lavoratori per i prossimi mesi.

Su questo punto si aprono le dispute tra gli abrogazionisti dei sostegni al reddito e/o di cittadinanza e i difensori del popolo dei disoccupati che giustifica le rinunce accusando gli imprenditori di non remunerare adeguatamente i lavoratori-io sono tra questi-, fino a richiedere l’ingresso di nuovi immigrati per svolgere questi lavori sottopagati che gli italiani non vogliono più fare per questioni di convenienza e di dignità.

Si fa avanti una visione della società caratterizzata da minor tempo per il lavoro e più attività e tempo libero per la vita, lo sviluppo e l’emancipazione della persona, oggi tornano di grande attualità nell’era digitale e della globalizzazione.

Le paghe contrattuali sono state nel tempo rimaneggiate verso il basso e non riflettono la produttività e la redditività del settore, ieri il lavoro a tempo determinato era pagato con maggiorazioni poi sparite dai contratti nazionali, però, la collettività ne beneficia in termini di flessibilità e di contenimento dei prezzi, ma finge di ignorare che sono il frutto dei sacrifici di qualche milione di lavoratori italiani e stranieri.

Al Caffè de Paris, nel mille novecento settanta-ottanta un cameriere guadagnava tanto quanto un deputato, perché era a percentuale di servizio, oggi non arriva a milleduecento euro, grazie a contratti sottoscritti per anni a ribasso.

Pagare meglio i lavoratori può contribuire a ridurre il fenomeno, i miei riscontri mettono in evidenza che ci sono anche altri fattori, come la stagionalità, la discontinuità dei rapporti di lavoro e gli orari disagiati, sono penalità che non rendono appetibili le offerte di lavoro, soprattutto, per le giovani generazioni.

L’Istat in questi comparti rileva i due terzi dei 180 miliardi di redditi e di prestazioni lavorative a nero o non dichiarate al fisco da parte di lavoratori autonomi e dipendenti.

Per interrompere la disputa-sussidi-lavoro occorre sincronizzare sul territorio domanda e offerta di lavoro con le liste dei beneficiari di sostegni al reddito, rendere obbligatoria l’accettazione delle offerte di lavoro pena la perdita del sussidio in caso di rinuncia, sospendere temporaneamente il sussidio e beneficiarne nuovamente nel caso di mancata conferma dei contratti a termine.

Spero che PNRR non vada a ingrassare la mala vita, troppo facile trasferire capitali all’estero; gli evasori sono una realtà: a livello europeo l’evasione è di 134 miliardi e in Italia si evadono 30 miliardi sarebbe ora di luogo ad energici, fermi e preventivi interventi contro coloro che puntano ad allontanare le loro possibilità economiche dagli investimenti nell’economia del nostro paese, occorre lottare contro i tesaurizzati, gli esportatori di denaro e non esitare a definire costoro come traditori della patria e degli interessi del paese.

La Corruzione a livello europeo costa oltre 900miliardi, all’economia italiana 237 miliardi il 13% del PIL, il 65,9% degli italiani non ha fiducia nel sistema giudiziario, solo l’8% ritiene che la giustizia funzioni bene.

Il denaro del PNRR che si spenderà per il Mezzogiorno non vada al servizio di particolari interessi, o a ingrassare le diverse famiglie Mafiose, ma consegua scopi prettamente sociali, a favore del lavoro.

Ci sono troppe frontiere politiche che si riscaldano, nessuno vuole la guerra …. ma si destinano fior di quattrini verso gli armamenti, abbiamo creduto per 70 anni che la guerra potesse considerarsi bandita dal consesso civile, altra delusione, oltre l’Ucraina ci sono focolai di guerre in tutti i continenti, frontiere che si riscaldano e territori creati ad hoc per generare guerre La Palestina.

L’ultima guerra(Ucraina) ha permesso che si riaccendesse nel cuore degli uomini il sentimento della solidarietà, dopo tanta levata di scudi nel respingere o lasciar morire nell’indifferenza, chi fuggiva da fame e guerra.

Sul piano politico-giuridico- economico e dei diritti vale la pena affermare che permettere ai lavoratori di liberamente circolare nel mondo, è il solo mezzo per determinare la necessaria reciproca comprensione tra paese e paese, mal si è digerito il reperimento di manodopera in paesi dove costa meno e si

può sfruttare meglio. (BOLKESTEIN), ancor meno si accetta il delocalizzare (attingendo a finanziamenti statali) le attività dove meglio è reperibile manodopera a basso costo.

Quando il lavoratore non ha soddisfazione si crea il fenomeno de:” La Grande Dimissione” 2 milioni hanno lasciato il posto di lavoro alla ricerca di collocazione più adeguata, non solo economica ma anche per Smart Working.

La democrazia partecipata è in crisi: Bisogna mettere coraggio nelle nostre azioni, occorre innovare la strategia e il modo di essere sindacato, lottare per modificare la rotta di questo sistema politico-economico-sociale che produce sempre più esuberi di personale, marginalità e scarti nel sociale.

Un modello economico che estende sempre di più le aree di indigenza e delle diverse povertà, per carenza di reddito o per lavoro intermittente, per assenza di offerta di lavoro, e per quella specifica povertà conseguente a non poter più usufruire di servizi efficienti per la salvaguardia della salute (Servizio Sanitario Nazionale), educazione e formazione (Scuola), e offerte di opportunità di lavoro.

Noi e lo dico con orgoglio che veniamo da una generazione dedita al risparmio abbiamo visto le nostre nonne e le nostre mamme risparmiare anche sul fiammifero… e come? Sotterrando sotto la cenere i tizzoni accesi per scoprirli la mattina e far ripartire il fuoco. Dobbiamo fare così anche con i pochi diritti rimasti.

In Italia c’è tanto bisogno di più sindacato, di un sindacato nuovo,rinnovato a differenza dei partiti che sono stati tutti spazzati via, i sindacati sono rimasti gli stessi!

Costruire “un sindacato nuovo”, significa pensare ad un’associazione di lavoratori, animata da vocazione unitaria e solidaristica, che possiede

– in forza del modello organizzativo e della pratica di democrazia – la capacità di sapersi continuamente rinnovare, valorizzando al massimo i tanti “sensori sociali” radicati nel territorio e nei luoghi dove la realtà si trasforma, dotati di autonomia di analisi e capacità di proposta per “vedere con gli occhi degli ultimi, dando loro parola.

Come? Traducendo materialmente, in atti concreti, i capisaldi indicati negli artt. 1,2,3,4 della Costituzione.

Tra questi:

  • costruire le condizioni per dare a tutti la possibilità di un lavoro dignitoso, in un mondo del lavoro che si deve confrontare sull’ introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e organizzativi;
  • 3-4,attualizzare il concetto e la pratica della solidarietà, assai presente nelle grandi lotte del sindacato nel secolo scorso per un sindacato nuovo che intende praticarla ripartendo dalla centralità dei deboli, dei lavori poveri, del mondo frammentato e degli invisibili, dei senza lavoro e senza casa, definendo una strategia rivolta al migliore uso dell’innovazioni (compreso, in taluni settori e mansioni, lo smart working – erroneamente liquidato come il lavoro da casa – sviluppando una nuova filosofia manageriale), consentendo nuovi tempi di lavoro e di vita, con adeguato reddito, salvaguardato da una urgente riforma fiscale;
  • dare uno scossone alla lunga catena della democrazia rappresentativa con troppe deleghe senza ritorno.
  • Inserire procedure di democrazia diretta.
  • Alimentare il senso critico, libero da qualsiasi condizionamento, come ingrediente fondamentale sia per modelli di democrazia delegata sia di democrazia diretta. Senso critico che può sollecitare la partecipazione attiva se sostenuto da modelli organizzativi che evitino interpretazioni assurde,oggi in gran vigore, sulla privacy di dati indispensabili per poter conoscere e decidere con responsabilità.

Marco Biagi differenziava i concetti di precarietà e flessibilità, sosteneva che «un mercato del lavoro flessibile deve migliorare la qualità e la quantità dei posti di lavoro, rendere fluido l’incontro tra; obiettivi delle imprese e desideri dei lavoratori e consentire ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue, evitando di rimanere intrappolati in situazioni a rischio di forte esclusione sociale».

In pratica, la flessibilità si riferisce al modo di organizzare il lavoro, la precarietà all’insicurezza della vita legata e determinata dalle condizioni di lavoro.

Marco Biagi affermava che «i diritti dei lavoratori si conquistano prima di tutto nel mercato, ma se le regole del mercato tolgono opportunità, invece di crearne, se soffocano le iniziative imprenditoriali invece di stimolare, si costringe all’esilio le forze migliori, allora a pagarne il prezzo più alto sono proprio i lavoratori.

Ho ricordi di segretari generali quarantenni pieni di risorse e di voglia di portare con la lotta risultati ai lavoratori, per non fare nomi Carniti, Lama, Benvenuto, oggi questi concetti alla gerontocratica gerarchia sindacale, sono astrusi in quanto sono diventati corporazione, la contrattazione è morta e la concertazione è fallita.

Chi dovrebbe rappresentare la povera gente tutto fa fuorché rappresentarla, anzi insorge per tenere stagnante la situazione. (vedi sul Reddito di cittadinanza)

E’ preoccupante sentire troppo spesso le organizzazioni maggiormente rappresentative come se fossero diventate di stato quando in Italia negli ultimi trent’anni i salari sono scesi invece che aumentare e i contratti non si rinnovano, questo perché gli interessi sono altri e comuni tra le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali, le decisioni di spartizione della torta avvengono in sedi comuni, e qualche rivoluzionario del giorno di festa, come il povero ministro Orlando, come azzarda a ipotizzare un’iniziativa a favore dei lavoratori vede alzare gli scudi a protezione dello “status quo ante”, non si cambia niente perchè la contrattazione è appannaggio delle OO SS maggiormente rappresentative. Siamo alle corporazioni.

Oggi cosa serve? serve

Riformulare un nuovo diritto del lavoro, come?’:

  • partire da una radicale riforma del lavoro a tempo determinato,
  • eliminare molte flessibilità del lavoro che non sono altro che precarietà a basso costo e retribuire adeguatamente
  • Organizzare corsi di formazione professionalizzante per più mansioni, con garanzie di coperture previdenziali,
  • rivedere la normativa che regola l’attività delle attuali agenzie di somministrazione di lavoratori temporanei.
  • Rilanciare la via privilegiata per l’avvio di giovani al lavoro con “vero” apprendistato

Dobbiamo dunque;

  • Integrare fragili e disabili con lavoro solidaristico e sussidiario, risvegliare in ogni persona il desiderio di essere utile a se stesso e alla comunità,
  • ridisegnare i servizi alle famiglie, costruire un sistema che sia incentivante per il lavoro delle donne, che dia spazio al progetto di genitorialità e famiglia senza il terrore che fare entrambe le cose sia mortificante
  • rigenerare la popolazione attiva con più politiche attive.
  • Potenziare i centri per l’impiego.
  • Avviare una vera formazione, non solo sperpero di fondi Europei.

noi non abbiamo rendite di posizione da difendere spero e possiamo mettere al primo posto il Lavoro, i Lavoratori, il Salario Minimo e diritti minimi inderogabili

Non siamo da meno dei sindacati storici o istituzionalizzati, non soffriamo del complesso della primogenitura altrui dobbiamo essere convinti e proclamare la nostra indipendenza dalle ideologie e dalla politica.

Questa assemblea e i congressi che seguiranno sarà l’occasione propizia per riaffermare che essere fuori dalla politica dei partiti, non vuol dire che manchiamo di un nostro indirizzo, ma che non è il caso di essere cinghia di trasmissione tra politica e sindacato, ma all’occorrenza far in modo che la

politica volga lo sguardo sui reali problemi che il mondo del lavoro deve affrontare che può anche essere chiamato politico purché si riferisca ad una politica del lavoro, cioè a dire ad una politica che unisce i lavoratori e non ad una politica che li divida.

La nostra forza non deve essere frutto di coercizione politica: ma deriva da un accorrere spontaneo e volontario dei lavoratori che esattamente credono nella indipendenza e nell’onestà

Ok alla confederazione ma bisogna rafforzare le categorie. la Confederazione ci sia quando si avvertirà il bisogno di un consiglio, oppure necessita della solidarietà delle altre categorie…

l’Italia è un paese proletario, identificare gli interessi di chi lavora con gli interessi del paese è tener fede al comandamento di ogni autentico sindacalista che vive per difendere gli interessi dei lavoratori…

Non si può essere superficiali, fare il sindacalista non è una cosa facile; l’esperienza mi ha dimostrato il contrario, ricordiamoci che non si risolvono i problemi con una infarinatura di nozioni, studiare costa, costa molto, il fine per cui operiamo è così nobile che non ci deve far paura il sacrificio.

Una parola per i troppi lavoratori assenti dal sindacato: ci sono gli sfiduciati, gli egoisti, i traditi, soprattutto i traditi illusi, volgiamo il nostro occhio a loro: sviluppiamo una intensa opera di proselitismo, di conquista, di formazione.

Deve finire la mortificazione di un proletariato che non vuol capire che soltanto il sindacato gli renderà giustizia, parliamo ai lavoratori il linguaggio dell’amore.

Soltanto così, lavoratori e sindacalisti, adempiremo a tutto il nostro dovere; soltanto così faremo un sindacato forte.

Sarà così che Confintesa sarà un sindacato forte, libero e democratico e realizzerà per i lavoratori la giustizia, perché solo un sindacato forte presiederà la libertà, solo un sindacato libero, forte e democratico, formerà la base di una sicura tranquillità sociale.

Alfredo Magnifico

Segretario Generale

Confintesa Smart