Il valore del lavoro e la sua concezione cristiana

Il 9 Marzo si inizia una nuova avventura, l’opportunità offertami dall’amico Giuseppe Deiana di prendere in mano Paese Sera, ”La voce di Roma” testata tra le più gloriose di un’epoca, ormai tramontata, ho accettato con il desiderio di; dare voce a chi non ha voce e… da subito ringrazio tutti quelli che vorranno offrire collaborazione e contributi.

Non sono cabalista, ma avendo la mia vita cosparsa di miracoli, ho voluto sottoscrivere l’accordo in data 11 febbraio ricorrenza dell’apparizione della Madonna di Fatima, mi piace far uscire il primo numero sotto la protezione di San Giuseppe, un modo per mettere l’avventura sotto l’ala protettrice della Madonna e di San Giuseppe.

Mancandomi quel senso di sportività o di leggerezza per poter discernere di tutto ed essendo profondamente fazioso voglio aprire con una difesa d’ufficio del “Lavoro”, visto che è diventata merce rara tra gli addetti ai lavori e come diceva il mio povero nonno:” Nipote mio ricordati che; il Vino si può fare anche senza l’uva” ,io rimbalzo dicendo:” oggi qualcuno ha la pretesa di fare il sindacato anche senza i Lavoratori”.

L’art.1 della nostra Costituzione recita; “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, sul fatto che il lavoro sia un valore non dovrebbero esserci dubbi di sorta.

Dopo anni e anni trascorsi a denigrare e a prendere in giro chi si batteva affinché fosse caratterizzato da dignità, diritti e tutele per tutti,oggi il lavoro dovrebbe tornare protagonista.

Senza il lavoro non esiste la democrazia e senza la democrazia il lavoro altro non è che schiavitù e sfruttamento,  i grandi del sindacato,una volta, parlavano di piena attuazione della Carta Costituzionale,anzi… di portare la Costituzione in fabbrica e di piantarla là dove soffrono e si battono i più deboli.

Il lavoro deve essere visto come valore, cardine della società, fondamento essenziale del vivere civile, non solo come stipendio o profitto ma, più che mai, come progresso e strumento essenziale per la coesione nazionale e internazionale.

Il lavoro deve essere considerato come realizzazione dell’uomo, dei suoi studi, della sua cultura e del suo assumersi una parte importante di responsabilità nella costruzione della società.

Il lavoro che oggi, drammaticamente manca o, se c’è, è indegno, vilipeso, mal pagato, senza prospettive e senza domani.

Il lavoro dei giovani, dei precari, dei braccianti, di coloro che annegavano nei voucher e oggi bivaccano tra un lavoro in nero o un lavoretto e non possono in alcun modo pensare alla pensione.

Il lavoro che non costruisce più la vita degli esseri umani e ha smesso di essere il pilastro della nostra società, provocando il collasso dei partiti, la crisi dei sindacati, lo sfarinarsi delle istituzioni e la perdita di fiducia in sè stessi e nel prossimo ,ragione principale per cui oggi è così difficile assistere a un minimo di senso civico.

Il lavoro, cui Brodolini e Giugni, avevano regalato prospettive e diritti, realizzando il sogno dello “Statuto dei lavoratori”

Il lavoro che aveva riequilibrato i rapporti di forza nella società, che aveva consentito alle masse di organizzarsi, finendo col beneficiare persino quelli che, all’epoca, si chiamavano “padroni”, che aveva consentito all’Italia di risollevarsi, crescere e trasformarsi in una potenza mondiale, che fu alla base del nostro stare insieme e del nostro sentirci amici, compagni e fratelli.

Il lavoro oggi non c’è più ed è morto; in questa povera Italia provata, stanca, afflitta, insicura e terrorizzata per il proprio domani è necessario innalzare il vessillo del nostro articolo 1 della Costituzione.

Se è vero che siamo una Repubblica democratica fondata sul lavoro è evidente che i due princìpi sono inscindibili e che, crollato uno, è automatico che venga meno anche l’altro.

Il Lavoro,come esempio soprannaturale, poi, per noi cristiani  trae origine dalla Bibbia; il libro della Genesi ci presenta Jahvè come un dio che lavora e si riposa: in sei giorni crea l’universo, il settimo giorno contempla la perfezione della propria opera.

Per l’uomo il lavoro è connaturale, posto da Dio nel giardino, a lui è affidato il compito di custodire e coltivarlo. Il lavoro è, dunque, un’attività degna della persona alla quale è chiamata da Dio stesso.

Nella Bibbia, il lavoro viene presentato come una necessità per l’uomo e  interpretato alla luce di un corretto rapporto con Dio: non deve diventare un idolo, il solo scopo della vita, un valore assoluto, ma rimanere sempre legato alla preghiera(ora et labora di san Benedetto) e subordinato al giorno del riposo, giorno dedicato esclusivamente al culto di Dio, per gli Ebrei il Sabato ,per i mussulmani il venerdì ,per noi cristiani la Domenica .

Nel Nuovo Testamento ritroviamo gli stessi concetti; il Vangelo mostra Gesù e gli Apostoli che lavorano, affaticandosi sia nel lavoro fisico che nella predicazione,lo stesso Gesù, anche se non in modo sistematico, affronta spesso i problemi legati al tema del lavoro.

Il lavoro non deve essere fonte di affanno e preoccupazione e diventare la cosa più importante della vita. Nella visita a Marta e Maria (Lc 10,38-42) e nel Discorso della Montagna (Mt 6,25-34), Gesù antepone ad un attivismo esagerato l’ascolto della Parola di Dio e all’accumulo dei beni materiali il fiducioso abbandono alla Provvidenza divina. Anche la preghiera del “Padre nostro” riconosce la necessità di non assolutizzare il lavoro e di chiedere al Padre quanto è necessario per vivere.

Celebre è, infine, l’affermazione di S. Paolo: “Chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Ts 3,10).

San Paolo si vanta di aver sempre lavorato con le proprie mani non per accumulare ricchezze, ma per non essere di peso ad alcuno e per ottenere, grazie al lavoro, l’autonomia e la libertà che gli consentono di predicare.

Nella comunità cristiana, quindi, il lavoro e il giusto guadagno che ne deriva sono un mezzo, non il fine della vita, con lo scopo primario di aiutare i credenti nella diffusione del Vangelo e nelle opere di carità verso i più bisognosi.

In questa  fase storica  in cui abbiamo visto cadere sul lavoro tanti poveri cristi che  soffrono in prima linea per salvare la nostra vita, in un momento così delicato è doveroso porre al centro del dibattito pubblico; il tema del lavoro che verrà, prendendo atto che;” senza un’occupazione stabile e di qualità non solo l’Italia ma  l’Europa stessa non avrà più alcuna ragione di esistere”.

Alfredo Magnifico