Primo maggio una ricorrenza vuota

Da molto tempo, la festa del Lavoro è diventata una ricorrenza vuota si riduce al concertone di pza san Giovanni, per la plebe ieri come oggi ”panem et circenses”.

Da anni non si fa una manifestazione, richiederebbe: una piattaforma, un’elencazione di priorità, obiettivi rivendicativi chiari, il vuoto assoluto, nessuna vitalità ne nei sindacati tradizionali ne nelle controparti datoriali.

Il lavoro è un dramma; non interessa più nessuno (forse nemmeno i disoccupati). Interessa, però, a quelle famiglie che ogni giorno non vedono ritornare a casa il loro caro, 3 morti al giorno, oggi questi voglio ricordare, tre vite spezzate, simboli di una strage quotidiana che disonora tutti,

Tutto accade nell’incuria e nella vergogna di uno stato che non riesce a proteggere neanche l’art.1 della costituzione e a volte è complice di quel malinteso senso del profitto e della scarsa considerazione della vita individuale.

Ognuno di loro ha un volto, una storia una vita familiare, una persona che quella mattina è uscito per quel tozzo di pane ed è finito stritolato in quell’ingranaggio di ingiustizia collettiva di cui siamo tutti responsabili.

Per me oggi sia la giornata della memoria dei Morti sul Lavoro.

Cosa può raccontare il Primo Maggio a ragazzi che vivono di lavoretti?

Il sindacato italiano e l’impresa italiana cosa possono dire a donne e Giovani?

La politica, che cosa dice?

Nessuno, né la politica, né i sindacati, né i lavoratori hanno un’idea, un progetto, una proposta del e sul lavoro, al di là di bei discorsi e qualche buona intenzione.

Ho vissuto tempi migliori ….. oggi, non c’è più conflitto. Non c’è più contesa. Non ci sono più idee, prevalgono le spallate ai diritti, una sommaria manutenzione dello status quo, o generiche rassicurazioni, da parte di governanti che rispondono solo a logica dei numeri o a interessi personali.

Il tema più controverso??, “Il salario Minimo” previsto in tutta Europa ha visto un’alzata di scudi da parte dei sindacati tradizionali e delle associazioni padronali, ma… a noi non serve?

Non esistono proposte per bloccare la fuga di braccia e cervelli:

  • medici italiani scappati verso Paesi e stipendi più confortevoli;
  • ricercatori che fuggono dalle baronie e da contratti temporanei che umilia la loro preparazione e la loro professionalità.
  • cucitrici pugliesi, dell’alta moda che fanno asole a 2 euro l’ora,
  • i braccianti nei campi trattati come schiavi;
  • le persone inattive tra i 25 e i 29 anni arrivate al 34%.

Si parla di reintrodurre l’educazione civica nella scuola, ci fosse uno che senta la necessità di informarli sui loro futuri diritti di cittadini, di persone e di lavoratori, che pure sono parte essenziale della nostra Costituzione e sono un oggetto sconosciuto alle giovani generazioni. anzi l’idea stessa di avere dei diritti pare tramontata o dimenticata.

In parti d’Europa hanno saputo interpretare i tempi nuovi regolandoli ed evitando il fenomeno che in Italia ha trasformato l’occupazione in una gara al massimo ribasso, troppi Soloni vogliono rilanciare i consumi ma…. come si fa a rilanciare i consumi se i salari sono  fermi a vent’anni fa: appena 400 euro in più l’anno, rispetto ai 5.000 della Germania e ai 6.000 della Francia.

L’afasia del sindacato tradizionale, delle associazioni d’impresa, della politica nella Giornata del Lavoro, in un deserto di proposte e azioni un’idea banale e rozza come il reddito di cittadinanza poteva risultare rivoluzionaria da spianare e spiazzare tutto.

Solo in uno scenario di incompetenza, demenza e declino si può litigare che la priorità del Paese sia tener dentro o fuori gli immigrati, anziché tener dentro i nostri laureati, camerieri, tornitori, medici e falegnami.

Veniamo a Roma….

Roma è ridotta da capitale a città di periferia, piena d` immigrati senza lavoro, che girovagano questuanti e con tante coperte, masserizie cartoni stesi sotto ponti e portici, mura e stazioni.

Roma da Capitale d’Italia,da “città sacra”, a una metropoli che ha perso anima, coesione e sicurezza”.

Bisogna lavorare e non fare proclami serve dare priorità e risposte immediate a:

  • Lavoro, sicurezza, ammodernamento e creazione di nuove infrastrutture
  • Favorire il turismo, le notizie di questi giorni da una parte parlano di alberghi romani che stanno chiudendo e sbattendo i lavoratori sul lastrico e dall’altra il presidente di federalberghi che si lamenta che non trova dipendenti.
  • Rendere maggiormente fruibile il patrimonio artistico
  • riqualificare le periferie,
  • riorganizzare i trasporti pubblici,
  • piano straordinario per la raccolta dei rifiuti,
  • digitalizzazione e ammodernamento dei servizi al cittadino,
  • rivisitazione complessiva del sistema di residenzialità di anziani fragili,
  • rigenerare il patrimonio edilizio per arginare l’emergenza casa.

Come Confintesa Roma, vogliamo operare con spirito collaborativo, lo abbiamo detto e lo abbiamo scritto, insieme potremmo davvero dare, con un Patto per Roma, un importante segnale di costruzione di un futuro migliore per tutti.

Alfredo Magnifico

Segretario Generale

Roma Capitale