Record occupazione ma a tempo determinato

Gli ultimi dati Istat sul lavoro, indicano un record di occupazione che sfiora il 60%,per la precisione il 59,9% ma la disoccupazione sale al 24,5% tra i giovani.

Le rilevazioni dicono che prosegue la crescita dell’occupazione, pur nella difficoltà congiunturale e il numero degli occupati torna a superare i 23 milioni.

La disoccupazione torna ai livelli del 2010 calando all’8,3% nel complesso (-0,2 punti), il tasso di inattività, al 34,5%, scende ai livelli pre pandemici”.

A marzo 2022, rispetto al mese precedente, la crescita del numero di occupati, supera i 23 milioni e si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi.

L’aumento dell’occupazione (+0,4%, pari a +81mila) coinvolge le donne, i dipendenti e le persone con più di 24 anni di età.

L’occupazione rimane stabile tra gli uomini, mentre diminuisce tra gli autonomi e i più giovani (15-24 anni).

Il tasso di disoccupazione scende all’8,3% nel complesso (-0,2 punti) ma sale al 24,5% tra i giovani (+0,3 punti): il calo del numero di persone in cerca di lavoro (-2,3%, pari a -48mila unità rispetto a febbraio) si osserva per le donne e nelle classi d’età centrali.

L’Istat evidenzia che “l’aumento osservato rispetto all’inizio dell’anno, pari a quasi 170 mila occupati, si concentra soprattutto tra i dipendenti.

Rispetto a marzo 2021, la crescita del numero di occupati è pari a 800 mila unità, ma oltre la metà dei casi riguarda i dipendenti a termine, la cui stima totale raggiunge i 3 milioni 150 mila, il valore più alto dal 1977.

Qui vorrei fare il bastian contrario ed evidenziare che a far da asso pigliatutto è la precarietà, che come un ciclone investe soprattutto donne e giovani, costrette/i ad accettare condizioni capestro che a volte rasentano la schiavitù pur di non sentirsi dire dai soloni del momento; preferiscono espedienti e sussidi pur di non andare a lavorare.

Ma, se un governo, fatto da Nemici dei lavoratori e da amici di lavoratori, che come i ladri di Bagdad di giorno in piazza litigano mentre di notte d’amore e d’accordo al tavolo, col favore delle tenebre,si spartiscono il bottino, non prende iniziative per  avviare un vero  sviluppo dell’economia e non si pone una domanda; come può rilanciarsi un’economia quando sul mercato ci sono il 20% di lavoratori precari significa che il lavoro a tempo determinato non è più un’esigenza per affrontare momenti di emergenza ma è diventato strutturale.

Tra i precari il gran numero rappresentato da giovani che dovrebbero costruirsi una famiglia, comprare casa, arredarla, etc… tutte iniziative tendenti al rilancio dell’economia,il vero dito nella piaga sta qui è inutile trattare il popolo come i maiali al quale lanciare una manciata di ghiande,suonando le trombe di festa come se il problema fossero i duecento euro una tantum.

Draghi dovrebbe mettere mano a una vera riforma sul lavoro o ripristinare la vecchia normativa, che qualcuno in maniera becera con il Jobs act ha asfaltato e cancellato.

Alfredo Magnifico