Il lavoro nei programmi elettorali

Mancano pochi giorni al 25 settembre, siamo in campagna elettorale subissati da pronostici che sembra abbiano già posto la corona sulla testa dei vincitori però diceva un vecchio allenatore di calcio; ”partita finisce quando arbitro fischia la fine” ma è un bene visto l’inesistenza di ideologie vecchio stampo e la fine del partito dei lavoratori spulciare per capirci qualcosa in più, anche se i programmi elettorali, ormai lo sappiamo, di fatto contano ben poco, soprattutto questi programmi costruiti in tutta fretta nella campagna estiva, estrapolare il tema del lavoro dalla lunga lista di buoni propositi di destra, di sinistra e di centro può essere un modo per capire almeno in quale direzione vorrebbe muoversi un partito o una coalizione e quanto siano credibili le proposte.

Tutti i partiti vogliono aumentare l’occupazione, alzare i salari, ridurre il cuneo fiscale e la precarietà, aiutare i giovani e le imprese,anche se nella maggior parte dei casi non ci sono  spiegazioni su come le proposte saranno coperte a livello economico.

Il programma congiunto di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non entra molto nel dettaglio, l’ottavo capitolo, titolato “Difesa del lavoro, dell’impresa e dell’economia”, mette insieme taglio del cuneo fiscale, defiscalizzazione del welfare aziendale, maggiori tutele per i lavoratori autonomi, rafforzamento delle politiche attive ed estensione della possibilità di utilizzo dei voucher lavoro.

Si parla poi di un non meglio approfondito “contrasto al lavoro irregolare”, del rafforzamento dei meccanismi di decontribuzione per donne, under 35 e disabili e assunzioni delle zone svantaggiate, incentivi all’imprenditoria femminile, il reddito di cittadinanza, menzionato al capitolo 9, è definita una misura da sostituire, ma non viene specificato con che cosa.

Fratelli d’Italia nel suo programma spiega di voler attuare «politiche di sostegno alle aziende ad alta intensità occupazionale» che si tradurrebbero in «più assumi meno tasse paghi». Meloni menziona un «diritto all’occupabilità» per cui «chi vuole lavorare deve poterlo fare», la possibilità di avere lo stipendio ogni 15 giorni e la stabilizzazione della decontribuzione Sud «attraverso un negoziato con l’Ue».

La Lega ha presentato un proprio programma dettagliato in cui propone la riduzione del cuneo fiscale di dieci punti percentuali per dieci anni, la detassazione degli straordinari, l’introduzione del reato di sfruttamento per chi utilizza lavoratori in nero, l’estensione dell’età anagrafica dell’apprendistato fino a 35 anni e una tassazione Irpef fissa al 5% per i primi tre anni di assunzione a tempo indeterminato, il reddito di cittadinanza, non lo si vuole sostituire ma revisionare e si propone di seguire l’esempio del comune di Borgoricco, in provincia di Padova, amministrato da un leghista, che ha istituito il “reddito di reciprocità”.

Il centrosinistra con il segretario del Pd Enrico Letta ha detto che il Jobs Act di renziana memoria va archiviato seguendo il modello spagnolo della lotta alla precarietà.

Il Partito democratico inserisce il lavoro nel “secondo pilastro” del programma per «ridurre i divari» tra le diverse categorie di lavoratori. Si propongono salario minimo nei settori a più alta povertà lavorativa con una soglia concordata con le parti sociali, equo compenso, tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito della famiglia, taglio totale dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato degli under 35 anni, rafforzamento dei controlli sul lavoro nero, clausole di premialità per l’occupazione giovanile e femminile, promozione dello smart working, obbligo di retribuzione per stage curricurali e abolizione degli stage extra-curriculari dopo 12 mesi dalla fine degli studi, rafforzamento delle politiche attive, disincentivo al part time involontario ma anche forme di riduzione dell’orario a parità di salario, in più contro il lavoro povero, si propone l’integrazione pubblica alla retribuzione per chi ha salari bassi. Il reddito di cittadinanza, secondo il Pd, va ricalibrato in favore delle famiglie numerose. Per il lavoro di piattaforma, si dice che «occorre porre in capo alle piattaforme l’onere della prova circa l’identificazione del tipo di rapporto di lavoro che si presume subordinato»

Più Europa mette lavoro e formazione al primo punto del programma, proponendo di aumentare di almeno l’1% del Pil la spesa in formazione e istruzione , c’è il ridisegno delle competenze tra Stato e Regioni e la parificazione tra pubblico e privato nelle politiche attive, il potenziamento del contratto di apprendistato, l’introduzione di voucher formazione-lavoro, una definizione più chiara e trasparente della normativa in materia di licenziamenti discriminatori, l’introduzione del Buono Lavoro per i «lavori estemporanei», il ridisegno dello smart working in chiave ibrida e l’introduzione di un regime unico di ammortizzatori sociali per dipendenti, autonomi e imprenditori , si parla di «salario minimo mobile», definito in accordo tra le parti sociali e sulla base dei settori produttivi.

Verdi e Sinistra Italiana, al punto 8 spaziano dalle proposte per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario al salario minimo di 10 euro all’ora, più una serie di interventi che rendano i contratti a tempo determinato più complessi da stipulare. Vengono inoltre elencati il ripristino di un sistema di protezione contro i licenziamenti ingiustificati, un piano contro gli infortuni sul lavoro e viene proposto di istituire un sistema per aumentare automaticamente ogni sei mesi i salari in base alla crescita dell’inflazione.

Possibile di Pippo Civati si concentra anche sulle modifiche ai tirocini, la regolamentazione dello smart working e del part time e l’aumento delle ispezioni per la sicurezza, per il reddito di cittadinanza, propone cinque modifiche, dalla riduzione del disincentivo al lavoro alla revisione dei criteri di congruità dell’offerta di lavoro.

Impegno Civico di Luigi Di Maio parla di una non meglio specificata incentivazione al lavoro a tempo indeterminato, aumento della cultura della prevenzione in materia di sicurezza e aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Italia Viva e Azione di Matteo Renzi e Carlo Calenda propongono l’introduzione di un salario minimo concertato con le parti sociali, una legge sulla rappresentanza contro i contratti pirata, la detassazione dei premi di produttività, supporti alle imprese che investono nella riqualificazione della forza lavoro, una «flessibilità regolare» per combattere la precarietà cancellando i mini contratti e introducendo i voucher, il potenziamento della cassa integrazione per i professionisti, sul reddito di cittadinanza, si propone l’eliminazione del sussidio dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e non più dopo il secondo, un limite temporale di due anni per trovare un’occupazione, dopo il quale l’importo dell’assegno viene ridotto di almeno un terzo, si propone poi di consentire «concretamente» alle agenzie private di trovare lavoro ai percettori del reddito.

Il Movimento Cinque Stelle tra le proposte, punta all’istituzione di un salario minimo legale di 9 euro lordi l’ora, un non meglio precisato rafforzamento del decreto dignità e delle misure di contrasto al precariato e l’abolizione di stage e tirocini gratuiti, un nuovo statuto del lavoro «per garantire a dipendenti e autonomi gli stessi diritti e le stesse tutele». Ci sono poi anche il rafforzamento del reddito di cittadinanza, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nei settori a più alta intensità tecnologica e la stabilizzazione della decontribuzione per il Sud.

Viene fuori che alcune proposte si sovrappongono, anche tra schieramenti diversi,,mentre altre vanno in direzione opposta, anche nelle stesse coalizioni, non rimane che dire: “Dio salvi il Lavoro e i Lavoratori”.

Alfredo Magnifico