Quel mattino di sangue a Piazza Nicosia

Il primo a recare alla Dc romana i sentimenti di vicinanza e solidarietà fu il segretario del PSI Bettino Craxi, poco dopo fu la volta di Benigno Zaccagnini, ancora segnato dal dolore per la vile uccisione del Presidente del partito, Aldo Moro, nella tragica primavera del 1978.

Giubilo, ex sindaco, con diversi ex Assessori, nella commemorazione dell’attentato di piazza Nicosia, rilanciano la sfida; “riscrivere la storia e rivalutare il ruolo della Dc nella crescita della Capitale.”

Rivalutare l’apporto che le amministrazioni Democratiche cristiane di Roma e la sua classe dirigente hanno dato alla definizione della città come una delle grandi capitali europee, merito che non può essere attribuito solo alle cosiddette Giunte Rosse nate dopo il 1976.

In un lungo documento analitico gli “Amici di Piazza Nicosia”, vale a dire 6 ex amministratori Dc capitolini oggi impegnati in diversi schieramenti politici (Franco Cioffarelli, Lucio D’Ubaldo, Pietro Giubilo, Elio Mensurati, Gabriele Mori, Massimo Palombi).

Il documento è stato diffuso in occasione dell’anniversario dell’attentato del 1979 contro la sede romana della Dc in piazza Nicosia,

Ritornano alla mente le immagini di amici, luoghi, tragedie e smarrimenti di quegli anni difficili nei quali l’azione eversiva tentò di cancellare una realtà politica e organizzativa che, invece, dimostrò di non essere senza radici profonde, personalmente, militando in C.L.ricordo con ansia quel periodo drammatico, quella mattina andai anche io a piazza Nicosia e nelle nottate in cui andavamo ad attaccare i manifesti elettorali anche noi fummo oggetto di vili attentati.

La filosofia che anima lo scritto consiste principalmente nell’ onesto tributo alla capacità di dialogo che la classe dirigente democristiana mise a disposizione di una politica inclusiva, volta a beneficio della crescita e dello sviluppo della città.

Interi capitoli di questa ricerca dovranno riempire gli attuali vuoti, ora coperti dalla coltre di silenzio censure.

La ricostruzione materiale di Roma, uscita martoriata dalla guerra;

  • il grande sforzo compiuto con le Olimpiadi del 1960, portando l’Eur a dignità di valido esempio di urbanizzazione;
  • l’operazione del Piano Regolatore (1962-1965) per dare un assetto moderno alla realtà urbana;
  • le trasformazioni che hanno interessato i servizi a rete, dagli ospedali alle scuole ai presidi sociali,
  • il risanamento delle Borgate
  • l’allestimento di opere fondamentali, come i depuratori e la prima moderna gestione dei rifiuti;
  • il modello (sobrio) di sostegno alla organizzazione dei Giubilei
  • gli interventi strategici per i Mondiali del ’90, senza contraccolpi giudiziari (malgrado l’imminente Tangentopoli);
  • il lavoro attorno al profilo internazionale di città ½capitale europea e mondiale, a partire dal lontano gemellaggio esclusivo con Parigi;
  • il profondo riassetto amministrativo, in specie con il decentramento circoscrizionale (oggi municipale);

La cerimonia di ieri ha riportato il ricordo di quella lontana sofferenza e a confermato la grande, sempre viva, riconoscenza per quei due eroici difensori dello Stato, che non esitarono, per impedire quell’azione proditoria dei brigatisti, ad agire con quell’alto senso del dovere che albergava nel loro animo generoso, umile e splendido.

Tutte cose, e non sono tutte, che possono e debbono perlomeno incuriosire, farsi materia di confronto culturale e politico, servire alla “lettura” dei problemi affrontati e alla formazione, indirettamente, di possibili strategie a venire”.

Come Paese sera gradiremmo prendere il testimone ed e metterci a disposizione per organizzare una tavola rotonda, cercando di soddisfare la richiesta degli estensori del documento per far proseguire con un confronto pubblico “al fine di stimolare un processo di chiarificazione sul ruolo svolto dalla classe dirigente cattolica”.

Con l’augurio, magari, di diventare un pensatoio per gli attuali amministratori.

 

Alfredo Magnifico