Report conflitto Russia – Ucraina giorno 65

I paesi della Nato «stanno facendo di tutto per impedire il completamento dell’operazione speciale russa in Ucraina mediante accordi politici»: lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in una intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, ripresa dalla Tass. «Stiamo assistendo alla manifestazione del classico doppio standard e dell’ipocrisia dell’establishment occidentale in questo momento. Esprimendo pubblicamente sostegno al regime di Kiev, i paesi della Nato stanno facendo di tutto per impedire il completamento dell’operazione attraverso il raggiungimento di un accordo con Kiev».

In sostanza Lavrov accusa l’Occidente di prolungare artificialmente il conflitto impedendo alla Russia di raggiungere i propri obiettivi.

 

Questa non è propaganda: è il modo in cui Mosca vede la situazione attuale. Non è neppure sbagliato: se l’Occidente si lavasse le mani del problema e guardasse dall’altra parte abbandonando l’Ucraina al suo destino (in fondo non è né nella NATO né nella EU, giusto?), Putin potrebbe finire il suo lavoro senza interferenze distruggendo una Nazione sovrana e probabilmente completando il lavoro anche con la Moldova (che in fondo non è né nella NATO né nella EU a sua volta, e ospita anch’essa una minoranza russa secessionista). A quel punto la pace e l’armonia sarebbero ristabilite in Europa e la Russia rioccuperebbe il posto che le spetta nel mondo…

E gli ucraini, che evidentemente non sono disposti a pagare QUESTO prezzo per la pace?

Problema loro: erano nel posto e nel momento sbagliato, e in fondo anche loro hanno degli scheletri nell’armadio, con Stephan Bandera e il “battaglione Azov” … E poi è la “Realpolitik”.

 

Questo, naturalmente, il punto di vista della dirigenza del Cremlino. Un modo estremamente cinico di vedere il mondo, legato alle logiche bipolari della vecchia Guerra Fredda, secondo cui esistono solo due veri centri decisionali – a Washington e a Mosca – e tutti gli altri sono comprimari o satelliti di una delle due superpotenze, comprese la EU e la Cina. È in base a questa logica che Putin rifiuta di discutere con chiunque altri non sia il Presidente degli Stati Uniti, e che arriva ad umiliare il Segretario Generale dell’ONU in visita, prima trattandolo come un mendicante a Mosca e poi quando si reca a Kyiv bombardando la città in cui si trova.

Ovviamente l’Occidente la vede in maniera diversa: l’aggressione all’Ucraina è una patente violazione della legalità internazionale, condotta con una violenza mai vista dalla Seconda Guerra mondiale e con il fine dichiarato di ridisegnare i confini politici, pratica questa bandita dalle Nazioni Unite dal 1945. Una pratica che, se condonata, riporterebbe il mondo alle guerre nazionali dei secoli passati e culminate appunto nei due conflitti mondiali di cui si vuole evitare a tutti i costi una ripetizione… Specialmente in un mondo con armi nucleari.

 

Non appare particolarmente strano che un autocrate e i suoi minions possano coltivare una simile visione del mondo; appare un po’ ingenuo da parte loro aspettarsi che l’Occidente possa accettarla, ma questo può passare come un semplice errore di calcolo politico.

Quello che a me appare più difficile da accettare, è che tanti nell’opinione pubblica occidentale, e particolarmente in Italia, possano condividere tale visione, o anche solo prenderla in considerazione. Perché il problema è che questa visione russa delle cose è continuamente rilanciata da osservatori, commentatori e semplici cittadini sul web e nelle trasmissioni televisive. Questo è confermato dalle indagini demoscopiche, che mostrano una larga fetta di pubblico spaventato e pronto ad accettare qualsiasi condizione pur di riavere quella pace che ci ha accompagnati in maniera così rassicurante per tutta la nostra vita di viziati cittadini europei lontani da ogni serio conflitto ormai da quasi ottanta anni.

 

Fortunatamente questa visione non è maggioritaria. Non lo è in Europa di sicuro, vista la reazione cui assistiamo un po’ in tutte le Nazioni, e non lo è neppure in Italia dove infatti tutti i partiti presenti in Parlamento appoggiano la politica atlantica e europeista del governo nel sostenere in tutti i modi l’Ucraina, fatto salvo un intervento diretto. Data la fame di voti dei partiti italiani, se vedessero l’opportunità di guadagnarne opponendosi a tale politica, molti di questi non esiterebbero a voltare le spalle ai principi e ai valori della democrazia occidentale e a condonare la visione autocratica del mondo propugnata dal regime russo.

 

D’altra parte, rifiutare la visione rinunciataria e ultra-pacifista di questo largo strato di opinione pubblica come un comportamento semplicemente infantile e dettato dalla paura non aiuta a risolvere il problema, anzi lo aggrava. Perché la sensazione di vedere la propria opinione ignorata o addirittura disprezzata tende a radicalizzare coloro che la sostengono, e perfino ad espandere la loro visione. Poiché questa visione rappresenta a sua volta uno strumento della strategia del regime russo per sottomettere metà dell’Europa e per neutralizzare l’altra metà, va non solo ignorata ma affrontata e disinnescata.

 

Coloro che propugnano la visione di Lavrov, sostengono indirettamente e in maniera inconsapevole l’aggressione all’Ucraina e quindi sono dei fiancheggiatori ignari della politica di Putin. È sgradevole dirlo, e loro lo trovano perfino offensivo, ma purtroppo è così: la loro pressione ostacola l’azione dell’Occidente volta a difendere la libertà e la democrazia; un’azione particolarmente complessa e delicata in quanto va condotta senza scatenare un conflitto mondiale.

 

Il loro errore però è comprensibile, e va spiegato in maniera chiara e pacata.

Questo errore è generato sostanzialmente dalla paura: una paura fondata e ragionevole per un conflitto potenzialmente nucleare che potrebbe distruggere il mondo.

Si tratta di una paura ancestrale, quasi istintiva: la stessa paura che porta il passeggero terrorizzato a cercare di strappare i comandi al pilota dell’aereo in difficoltà. Infatti la cosa che più colpisce nei discorsi di queste persone è la loro convinzione che gli altri “non capiscano”, non si rendano conto della gravità del pericolo. Queste persone si vedono come una autoproclamata “maggioranza” consapevole di una catastrofe incombente che secondo loro tutte le dirigenze mondiali non riescono a comprendere: perché incompetenti o perché in qualche modo “corrotte” da una sorta di SPECTRE tesa a distruggere il mondo per poterlo meglio sfruttare. Poco importa se tali dirigenze racchiudano la quasi totalità di politici, diplomatici, militari od economisti della civiltà occidentale: sono evidentemente tutti ugualmente ciechi, incompetenti e/o corrotti.

 

Eppure l’errore che va spiegato è relativamente semplice e ben radicato nelle lezioni della storia. Questo errore si basa sul concetto di “pace”.

Cosa è la Pace?

No: non è la semplice assenza di guerra. La Pace è una sicurezza condivisa fra Nazioni libere che prosperano di comune accordo, e quindi non hanno interesse a combattersi per privarsi a vicenda della reciproca prosperità.

La semplice assenza di guerra invece è una soluzione precaria e temporanea: un intervallo fra due conflitti differenti e basati sullo stesso presupposto: aumentare la sicurezza di una Nazione a discapito di un’altra privando quest’ultima della propria prosperità. E questo è esattamente il caso della guerra di Putin in Ucraina: aumentare la sicurezza e la prosperità della Russia privando gli ucraini delle proprie.

Una strategia che perché sia valida poi occorre ripetere all’infinito con tutti i propri vicini.

 

Accettare la visione di Lavrov non ci regalerebbe la pace: ci consentirebbe al massimo di comprare un periodo di assenza di guerra, pagandolo con la libertà degli ucraini; un periodo che comunque sarebbe destinato ad essere breve.

Perché se anche l’orso Vladimiro potrebbe essere soddisfatto per qualche anno della sua preda, qualche altro animale potrebbe essere spinto ad imitare la sua strategia altrove.