Report conflitto Russa – Ucraina giorno 61

In attesa dell’inizio dell’offensiva russa nel Donbass, oggi vorrei fare alcune considerazioni tattiche sulla situazione militare di partenza, che ritengo influenzeranno pesantemente il corso degli eventi una volta che l’attacco avrà effettivamente inizio.

Innanzitutto vorrei chiarire meglio le ragioni militari (quelle politiche le abbiamo già viste) che hanno condotto i russi a scegliere il settore dove condurre il nuovo attacco.

Se prendiamo una carta topografica dell’Ucraina possiamo vedere che la linea del fronte di attacco russo all’inizio della guerra aveva una forma molto particolare: andava da nord di Kyiv lungo la frontiera bielorussa, e poi correva verso est lungo quella russa proprio fino al Donbass, per poi fare una curva a sud e tornare verso ovest più vicino alla costa, passare attraverso Mariupol al nord della Crimea e spingersi ad ovest in direzione di Odesa.

La forma del fronte era quella di una “C” rovesciata, e dava l’impressione della bocca di un coccodrillo proveniente da est e intento a divorare l’Ucraina; sembrava in sostanza che più di metà del Paese fosse già circondato dall’inizio, e infatti inizialmente i russi avevano scelto di premere soprattutto alle due estremità della “C”, dove avevano concentrato le forze migliori: a sud in direzione di Odesa, e soprattutto a nord in direzione di Kyiv. Un po’ come in una gigantesca battaglia di Canne (gli appassionati di storia la citano sempre!), magari con l’idea di ricongiungere le forze nel cuore dell’Ucraina…

In realtà, quando la distanza fra le ganasce della tenaglia supera di molto come in questo caso la gittata delle artiglierie, una simile disposizione non costituisce affatto un vantaggio per l’attaccante, a meno che questi non disponga di un netto vantaggio numerico e di un’assoluta superiorità aerea (tale da compensare la carenza di gittata delle artiglierie e saturare col fuoco lo spazio al centro della “C”). Questo perché siffatto tipo di schieramento consente a chi si trova in mezzo di muovere liberamente le sue forze di manovra “per linee interne”, cioè da una parte all’altra del fronte con una rapidità molto superiore a quella di chi si trova all’esterno, il quale ha anche seri problemi logistici per le ali più estreme che si vengono a trovare lontane dalle proprie fonti di rifornimento. Inoltre sempre a causa della distanza condurre lo sforzo principale a partire dalle ali estreme della tenaglia è di difficile coordinamento e di ancor più difficile alimentazione. In sostanza, è come condurre uno sforzo utilizzando una leva svantaggiosa, con il fulcro vicino alla forza e lontanissimo dalla resistenza.

I russi hanno perso la prima battaglia perché hanno cercato di far lavorare contemporaneamente due leve svantaggiose a partire da una sola forza motrice.

Resisi conto dell’errore, i russi non potevano ovviare, in quanto a battaglia iniziata e con tutte le forze a contatto, era difficilissimo far “slittare” le unità di manovra (i “BTG”) lungo il lato esterno della “C”, e ancora più difficile alimentare lo sforzo di quelle più lontane.

Alla fine hanno dovuto interrompere del tutto la battaglia e sganciarsi per riorientare le forze. Approfittando della posizione equivoca (belligerante o no?) della Bielorussia e dell’ovvia riluttanza ucraina (e soprattutto occidentale) a invadere il territorio russo per tema di un’escalation, hanno completamente sguarnito la ganascia a nord – quella che aveva fallito a Kyiv), e sospeso l’azione di quella a sud – troppo lontana per essere alimentata a sufficienza – per concentrare lo sforzo al centro: laddove era più facile coordinare ed alimentare l’azione.

Considerato che questo riallineamento dello sforzo offensivo viene effettuato utilizzando forze già duramente provate e con una capacità operativa ridotta, sta prendendo del tempo.

Quando l’attacco avrà effettivamente inizio, avverrà con le modalità tradizionali dell’attacco sistematico russo: fuoco di distruzione da parte dell’artiglieria concentrato sui punti pre-determinati dove si intende spezzare il fronte difensivo, e poi movimento in avanti dei BTG sul territorio bombardato, dove si presume che i difensori siano stati distrutti o convinti a ripiegare. Se i difensori sono ancora lì, i BTG dovranno sopraffarli con un assalto diretto.

Il problema è che l’assalto diretto da parte delle unità di manovra richiede un’elevata motivazione da parte degli attaccanti; una motivazione che finora non si è vista, e che probabilmente dopo la sconfitta iniziale sarà ulteriormente ridotta.

Un’offensiva è fatta dalla continua alternanza di fuoco d’artiglieria e movimento delle unità di manovra negli stessi punti; se il movimento è poco efficace, occorre aumentare il volume del fuoco. Il dosaggio fra i due “ingredienti” principali è molto delicato: se come capita spesso ai russi il fuoco prevale sulla manovra, il risultato è poco soddisfacente, come in un panettone dove si è risparmiato troppo sulle uova. Nello specifico si rischia di rimanere con sola terra bruciata in mano… Oppure neanche quella, se la motivazione di chi si difende e la qualità delle loro fortificazioni sono tali da farli rimanere sul posto quale che sia il volume del fuoco: come nell’Azovstal di Mariupol.

La decisione russa di riorientare i suoi sforzi al centro della “C”, dove finalmente è possibile massimizzare coordinamento delle forze e loro alimentazione, risponde ad uno dei criteri fondamentali dell’arte militare: quello della concentrazione delle forze, per colpire il nemico in un solo punto ma con tutta l’energia possibile. Ne viola però completamente un altro, altrettanto importante: quello della sorpresa. Gli ucraini sanno esattamente dove verrà il prossimo colpo, e si stanno organizzando a sostenerlo; fra l’altro, il Donbass è il settore meglio fortificato del fronte, quello dove si combatte da anni e che i soldati ucraini conoscono meglio.

La disponibilità di estesi trinceramenti rende possibile affrontare il fuoco dell’artiglieria nemica, e quella di armi leggere controcarri e contraerei occidentali abilita la fanteria ucraina trincerata a infliggere gravi perdite ai BTG russi che si dovessero muovere in avanti.

Inoltre i radar controfuoco e le artiglierie a lunga gittata appena fornite dall’occidente potrebbero (se in numero sufficiente e impiegati nel modo corretto) ridurre significativamente l’efficacia del fuoco d’artiglieria russo, che come abbiamo visto è l’arma principale a cui si affida l’esercito di Putin.

Riassumendo: al netto delle variabili conosciute – modalità operative russe e esistenza di trinceramenti ed armi moderne da parte ucraina – la battaglia sarà probabilmente decisa dal valore delle variabili incognite: la motivazione al combattimento dei BTG russi (il generale Dvornikov riuscirà a risollevarlo?) e la reale capacità contro-fuoco dell’artiglieria ucraina in seguito agli ultimi aiuti occidentali (saranno in numero sufficiente e impiegati in maniera abbastanza efficace?).

Naturalmente ci sono molte altre considerazioni da fare per comprendere la natura della prossima battaglia, e cercheremo di vederne alcune più avanti, ma in sintesi quelli che abbiamo visto sono i punti su cui l’orso Vladimiro si gioca la sua partita.