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Il voto all’unanimità della Commissione affari costituzionali della Camera sul testo della riforma costituzionale che attribuisce a Roma Capitale i poteri legislativi di una Regione pone fine ad un’ingiustizia che Roma da sempre subisce poiché trattata come una qualsiasi città.

Con il voto alla camera viene fuori una prova di grande maturità della politica, consapevole che l’Italia ha bisogno di una capitale forte e che c’è un interesse superiore che va soddisfatto.

La Commissione parlamentare ma soprattutto la politica  hanno applicato un metodo che potrebbe fungere da modello anche per le future riforme istituzionali di cui il Paese ha bisogno.

Il Governo deve intervenire con equilibrio riconoscendo a Roma Capitale quei poteri che la metta sullo stesso piano di altre capitali europee con una conclusione positiva dell’Iter, trasformando in legge di revisione costituzionale con attribuzioni di poteri che gli vanno riconosciuti.

L’iter potrebbe essere veloce e si potrebbe concludere nell’attuale Legislatura se non prevalgono partigianerie locali e il consenso fosse all’unanimità.

Il costituzionalista alla guida della Commissione istituita dal ministro Gelmini, ha dichiarato: “Si tratta di un testo allo stesso tempo innovativo e molto equilibrato, che prevede l’attribuzione di poteri legislativi al Comune di Roma, in modo da rafforzarne il ruolo, la posizione e possibilmente ad incrementare le risorse, attribuendo a Roma poteri analoghi a quelle delle principali capitali europee”.

La futura riforma non va a incidere sugli aspetti territoriali, e lascia in vita la città metropolitana, con le sue funzioni di area vasta.

La Regione Lazio, con la riforma conserva, integralmente, la propria competenza in materia di sanità; ultimo fattore è l’approvazione all’unanimità della Commissione del testo conclusivo, a dimostrazione che la politica quando vuole supera la crisi e soddisfa le esigenze generali, e raggiunge la sintesi, anche con il consenso dell’opposizione e non per obiettivi elettoralistici di corto respiro, ma nell’interesse del Paese.

A.M.