9 maggio in memoria di Aldo Moro

Il 9 maggio del 1978 venne ritrovato il corpo di Aldo Moro, dopo 55 giorni di prigionia nel covo delle Brigate Rosse, il corpo di Aldo Moro venne ritrovato, nel portabagagli di una Renault 4 rossa, in via Caetani, una strada simbolo della Roma politica, tra piazza del Gesù, dove c’era la sede nazionale della Democrazia Cristiana e via delle Botteghe Oscure, quartiere generale del Partito Comunista.

L’ 11 marzo 1978, dopo una lunga crisi di governo durata quasi due mesi, Giulio Andreotti forma il suo quarto esecutivo monocolore Dc sostenuto anche da comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani.

Il 16 marzo giorno del rapimento, avrebbe dovuto giurare il Governo Andreotti, il primo che non avrebbe avuto il voto contrario del Partito comunista italiano, nell’attentato morirono tutti i cinque uomini della sua scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Jozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi. .

Una svolta storica il cui artefice era stato lo stesso Aldo Moro, l’uomo, il politico dell’apertura a sinistra, perché non era più possibile tenere fuori dal governo e dalle responsabilità di governo il partito comunista, che esprimeva il 30 per cento dell’elettorato.

E perché era arrivato il momento anche per l’Italia di avviarsi verso quella che Moro definiva “far convergere le linee parallele” e pertanto arrivare alla “democrazia compiuta”.

Il 9 maggio ricordava troppo il 14 luglio del 1948, l’attentato a Togliatti, la radio ha appena finito di trasmettere la notizia della imboscata mortale alla scorta e del rapimento dell’on. Moro, e già i primi cortei si formano, escono dai grandi stabilimenti, dagli uffici e dilagano nelle strade e nelle piazze.

A Piazza San Giovanni Luciano Lama dirà: “La lotta contro il terrorismo non finisce oggi il miglioramento dell’efficienza dell’apparato dello Stato dovrà rendere più spedita l’azione contro le forze eversive. Ma se il paese rinserrerà le sue file, se il destino d’Italia sarà preso nelle proprie mani da ogni lavoratore, l’esito finale di questa dura prova è sicuro: le Brigate Rosse potranno ancora distruggere e uccidere, la loro barbarie inumana potrà farci ancora soffrire, ma essi non prevarranno”.

Quel giorno segnò uno spartiacque profondo della nostra storia repubblicana, ancora oggi avvertiamo il peso e la responsabilità di riprendere quella grande iniziativa politica per un rinnovamento democratico della nostra società.

Alfredo Magnifico