Report guerra Ucraina – Russia giorno 111

Severodonetsk continua a cadere e i minions continuano a parlare tutti insieme ripetendo ciò che il loro adorato padrone “cattivo” gli racconta, fiduciosi che si tratti della Verità.

 

Ieri mia moglie mi ha fatto notare come sia ironico che i minions della Pixar abbiano i colori dell’Ucraina, e io mi sono sorpreso di non averlo notato prima. Già: ma Gru, il “cattivissimo” della Pixar, non è poi così cattivo e difende le orfanelle… I cartoni dell’orso Vladimiro, disegnati per spiegare la guerra ai bambini russi, invece si bastonano fra loro, e il bambino più grosso (vestito di bianco, rosso e blu) si incarica di imporre la disciplina agli altri: perché evidentemente con la stazza si acquistano responsabilità e autorità…

 

Gru è simpatico. Ma l’orso Vladimiro?

I minions sono un’allegoria, naturalmente; un’allegoria tristemente intelligente, perché è perfettamente vero che il Male esercita un fascino inquietante e i “cattivi” hanno una capacità di seduzione che non a caso da sempre viene associata al serpente.

L’insidia del serpente consiste proprio nella sua apparente mancanza di aggressività, che si protrae fino all’istante prima del suo attacco fulmineo: la sfida consiste proprio nel fronteggiarne la minaccia tenendosi pronti al suo scatto e nell’essere più veloci di lui… Una sfida spesso stolta, perché il serpente è più veloce di noi per sua stessa natura.

 

Gli orsi di solito si comportano in maniera completamente differente: non attaccano se non hanno fame o se non devono proteggere i loro piccoli… Però spesso, specialmente in tarda età, impazziscono. E allora il loro comportamento può benissimo assomigliare a quello dei serpenti, con aggressioni improvvise, brutali e del tutto immotivate.

 

L’orso Vladimiro, in particolare, sembra essere entrato in questa fase, ed esercita il suo fascino perverso proiettando a tratti ora forza, ora condiscendenza, a volte ragionevolezza, più spesso brutale aggressività. E i minions lo adorano.

 

Ieri mi sono lasciato scappare un giudizio politico su una fascia di italiani – quantificabile approssimativamente fra il 20 e il 35% dell’elettorato – che tradizionalmente subisce il fascino delle soluzioni paternalistiche ai problemi della società, dove piuttosto che cercare le soluzioni si tende a individuare dei colpevoli. Di solito cerco di evitare di scendere sul piano politico, che non mi compete più che alla maggior parte di noi, ma in questo caso si tratta di un aspetto rilevante della mia analisi, e devo necessariamente tornarci sopra.

Si tratta di una fascia di opinione pubblica sostanzialmente tradizionalista e conservatrice, che si considera disillusa da tutto e da tutti e che ambisce ad una regressione verso un passato idillico immaginario, i “bei tempi andati” quando tutti i problemi di oggi non esistevano (senza rammentare che ne esistevano di altri).

Quando qualcuno si erge con atteggiamenti “eroici” a ripristinare questa mitica “età dell’oro” o quantomeno a difenderne i valori residui, sono pronti ad unirsi a lui con spirito rivoluzionario da crociati… Sia la rivoluzione di destra o di sinistra o anche di natura indefinita, per loro non ha veramente importanza.

 

Non si tratta naturalmente di un problema solo italiano: è un fatto diffuso in tutto l’Occidente, e il supporto per Trump in America ne è un esempio eclatante. L’uomo “tutto di un pezzo” che sfida quello che è visto come “l’establishment” pur facendone parte, e che mette volutamente in dubbio tutte le regole normalmente accettate in quanto queste in realtà sarebbero state scritte apposta per sottomettere e sfruttare la gente comune a vantaggio di una schiera ristretta (e spesso nascosta) di sfruttatori.

 

Non si tratta certo di uno scenario nuovo. Gli “sfruttatori nascosti nell’ombra” sono stati per secoli gli ebrei, e infatti la propaganda putiniana sfrutta a fondo gli stereotipi dell’antisemitismo, attribuendoli questa volta a categorie sociali anziché razziali. Altra fonte di ispirazione è la massoneria, alla lotta contro la quale si ispirano gli attacchi contro la “SPECTRE” costituita da Soros, Silicon Valley, i meeting di Davos e i supposti intrighi della BCE.

 

La gente con la tendenza politica a vedere le cose in questo modo è tradizionalmente più propensa a riconoscere la leadership di personalità carismatiche, autorevoli e apparentemente dirette nell’affermazione di principi e valori “tradizionali”. Senza stare a rivangare inutilmente figure del passato più o meno recente e provenienti da tradizioni politiche di destra o di sinistra, basta osservare come il panorama politico occidentale offra pochi esempi di questo tipo (almeno su questa sponda dell’Atlantico), e quindi nella visione di queste persone Vladimir Putin può facilmente occupare tale spazio politico.

 

In realtà, questo è abbastanza ironico, e chi abbia avuto modo di leggere il profilo psicologico classificato del Presidente della Russia non può che sorriderne. Putin affascina le personalità “di destra” pur essendo un convinto comunista con la tessera del PCUS e un passato nel KGB; affascina anche quelle “di sinistra” pur avendo costituito nel suo Paese un regime che rappresenta quanto di più simile al regime fascista si sia visto in Europa dal 1945, con tanto di organizzazioni giovanili paramilitari, strapotere economico degli oligarchi, parlamento asservito e capitalismo di Stato. Allo stesso modo è visto come un protettore rassicurante dai credenti pur essendo dichiaratamente ateo (da bravo comunista ortodosso), divorziato e convivente con una “fidanzata” molto più giovane. E’ ammirato da chi teme in particolare l’estremismo islamico, ma è stato lui ad armare i Talebani in Afghanistan, ad ostacolare la “Guerra al Terrore” degli americani, a incoraggiare l’ascesa di Erdogan in Turchia in chiave anti-NATO, e adesso sta anche facendo scalare il potere interno alla Russia ai suoi scherani ceceni, tutti devotamente musulmani militanti: ha combattuto l’integralismo solo laddove minacciava direttamente il suo potere o – come in Siria – quello dei suoi stretti alleati; altrimenti lo ha forggiato contro l’Occidente.

Infine, è visto come uno strenuo sostenitore della “famiglia tradizionale” e un nemico della cosiddetta “libertà di genere” … Peccato che lui per primo sia stato incapace di crearsi una propria famiglia “tradizionale”.

 

Eppure, Putin esercita un fascino perverso. Molti, letto questo articolo, mi aggrediranno indignati per i miei “attacchi” al loro idolo: aver toccato aspetti relativi al suo stato di salute o alla sua condizione familiare per loro risulteranno offensivi, anche se si tratta delle stesse persone che amano definire Joe Biden “bidet”, accusandolo senza problemi di senilità e meteorismo. Questo, perché una personalità “eroica” come quella del loro adorato “cattivissimo” è intoccabile; la nostra non comprensione del valore di un tale uomo è tale da definire la nostra degenerazione e il nostro asservimento a chi sfrutta noi e il nostro Paese.

E naturalmente, come da istruzioni impartite nel “pacchetto” della propaganda edita a San Pietroburgo (“sì, ma gli americani…”) mi verrà ricordata per l’ennesima volta la provetta di Colin Power e verrò accusato di amare i “nazisti” ucraini.

 

No: io sono italiano, come tale europeo, e come tale occidentale. Americani e ucraini sono miei amici, a loro tengo ma non ne sono innamorato e vedo tutti i loro umani difetti.

Sono i minions ad essere innamorati dell’orso Vladimiro.

Peccato, perché Gru era molto meglio…

 

Orio Giorgio Stirpe