A Roma “Ditelo sui tetti”. Cattolici, agenda per la presenza pubblica

Grazie all’amico Giovanni Falcone che mi ha dato la possibilità di partecipare il 9 marzo 2022, a Roma, nell’aula magna della pontificia università San Tommaso d’Aquino– Angelicum-, al convegno “Ditelo sui tetti”. durante il quale è stata presentata:”l’Agenda pubblica sussidiaria e condivisa” la vuole tracciare un percorso che coinvolga i cattolici impegnati in politica per rispondere alle sfide epocali intorno a quei valori non negoziabili che sembrano essere stati dimenticati o cancellati dal pensiero; unico, dominante, nichilista, dalla cultura della morte o dello scarto che tende alla distruzione dell’uomo, illudendolo con un falso concetto di libertà, per finire in un disperato delirio di onnipotenza.

Gli interventi, fatti da illustri personaggi sono stati tanti  e tutti molto interessanti, brevi e concisi; dopo i saluti introduttivi del Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, e di Mons. Francesco Pesce, rettore della cappella della Camera dei deputati, ha aperto i lavori l’on. Domenico Menorello, dell’osservatorio permanente “Vera Lex” che è stato seguito da Giovanni Orsina, politologo della LUISS, Dario Antiseri, filosofo, Alfredo Mantovano, del Centro Studi Livatino, Maurizio Sacconi, di ADAPT.

Il mio vuole essere più che un articolo un diario di bordo scritto come un dettato o resoconto degli interventi che riporto in ordine dando prevalenza ai due attori principali della giornata i Cardinali Bassetti e Parolin che con la loro presenza mi hanno fatto fare un salto triplo all’indietro, quando partecipai al convegno sui mali di Roma organizzato dal Vicario cardinale Poletti che non poca eco destò in quel lontano 1974.

Tanta acqua è passata sotto i ponti di Roma, a mia memoria non ci sono più stati convegni o manifestazioni che abbiano visto il coinvolgimento della chiesa in iniziative di orientamento politico, da allora i cattolici si sono sciolti come neve al sole, non esiste più la democrazia Cristiana, come non esistono più i partiti storici che allora caratterizzava la vita politica, con mia contrarietà ho visto da parte di amici seguire come novello profeta Berlusconi, ridendo di battute e trivialità, Salvini e Meloni non sono di certo punto di riferimento dei cattolici, povero nonno mio avrebbe detto predicano bene, ma razzolano male, questo non significa che non  partecipi a vita pubblica, il sindacato è politica, la politica la ritengo morta fino a quando non avrò la libertà di scegliere chi votare, fino a quando chi è votato deve, necessariamente, essere il servo sciocco di chi fa le liste, Cortigiano del Principe…meglio tacere e proseguire con il diario.

Sua Eminenza il Cardinal Bassetti presidente della Cei: ha detto «è doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia, in un orizzonte europeo e internazionale, con carità e responsabilità, mettendo da parte opportunismi e radicalismi, e senza soffiare sul fuoco della pur comprensibile frustrazione e della protesta sociale», «ai cattolici italiani è dunque chiesto uno sguardo a 360 gradi che chiama in causa alcuni binomi fondamentali: cultura e formazione, solidarietà e sussidiarietà, diritti e doveri”, “Necessitiamo di un’agenda che contempli al primo posto la cultura della vita, da accogliere, tutelare, curare, accompagnare in ogni sua stagione; dobbiamo ugualmente porre in primo piano la famiglia, che richiede scelte coraggiose atte a favorire la formazione dei nuovi nuclei, a sostenere i redditi più bassi, a promuovere una conciliazione tra la dimensione professionale e quella domestica. C’è bisogno di una scuola accogliente per i nostri ragazzi, di lavoro per i giovani, di efficaci tutele per le donne, di un welfare in grado di tendere la mano a tutti i soggetti fragili. Occorre dare una nuova centralità, infine, ai poveri, agli emarginati e agli sfruttati».

Domenico Menorello, ha fatto trapelare, pur escludendo l’intenzione da parte degli organizzatori di un’intenzione di creare un partito dei cattolici ha detto di voler costituire un’agenda di impegni affinché, «in un periodo di smarrimento», il mondo cattolico non rinunci a far sentire la propria voce, infatti, «I cattolici sono chiamati non tanto a sforzi organizzativi, ma a una presenza e una visibilità antecedenti, cioè a una visione e a giudizi pubblici, convintamente “pre-politici”, che spieghino “con un linguaggio di verità” e rendano chiara verso tutti, senza preclusione alcuna, pubblicamente, dunque “sui tetti”, come ci incoraggia il Vangelo quale sfida antropologica si giochi anche attraverso le leve della politica, della legislazione e del diritto».

Tutti hanno sottolineato, in questa prima parte del convegno, che i cattolici devono assumere un nuovo ruolo in questo cambio epocale con la presenza attiva nei settori della cultura e della politica e del diritto.

Il Prof. Orsina è partito da una sottolineatura del filosofo Augusto Del Noce (secondo cui «Dio non sarebbe “morto” sul terreno filosofico, ma sarebbe stato consapevolmente “assassinato” per scelta politica», per spiegare che «il catastrofico fallimento delle forme novecentesche di politica della fede abbia lasciato la politica dello scetticismo – ossia il liberalismo – come unica opzione ancora in vita», opzione ricca di conseguenze: «Alla fine di tutto, però, da assolutizzare è rimasto soltanto lo scetticismo. La morte di Dio come ultimo Dio. Il rigetto di ogni identità come nuova identità. La distruzione di ogni tradizione come tradizione. Il naturale rifiuto della natura». Ora che anche questa scelta «è entrata profondamente in crisi», si apre per i cattolici un compito. Di conseguenza Orsina, invita a tornare alla lezione di Del Noce; non per «rifondare una fede attraverso la politica», ma per promuovere un impegno politico e «provare almeno a riguadagnare lo spazio, la possibilità per una fede».

Il magistrato Alfredo Mantovano ha proposto una riflessione che è un auspico affinché «sorga una nuova generazione di giuristi cattolici» che richiami «l’attenzione di chi opera nel mondo del diritto per quella che la scuola classica chiama “legge naturale”». Oggi la magistratura esercita una supplenza sulla politica che è stata favorita «dall’averla considerata come un intervento neutrale, connotato da terzietà: ma la realtà ha dimostrato quanto sia illusoria una prospettiva del genere».

«Il governo da parte dei giudici, non soltanto nelle materie eticamente sensibili, ha sostituito il governo della legge, che pure la Costituzione conferisce all’esecutivo sotto il controllo del legislativo. L’antinomia colpevole/innocente è stata sostituita dall’antinomia del puro/impuro. Il reato è diventato una colpa sociale per il fatto stesso di essere contestato, al di là del successivo eventuale accertamento della sua consumazione. Il processo penale da strumento per accertare il fatto-reato è diventato ciò che crea il fatto-reato: è la formulazione dell’accusa che costruisce la colpa, non il contrario». Per questo, per ritrovare un giusto equilibrio, bisogna ispirarsi a un giudice, Rosario Livatino, che «la Chiesa porta sugli altari». «Sulla scia del beato Livatino – ha detto Mantovano – mi auguro che i laici cattolici italiani in modo profetico lavorino per ricondurre la giurisdizione nei suoi propri confini, in adesione al quadro di principi iscritto nel cuore dell’uomo».

L’ex ministro Sacconi ha illustrato i punti di contatto «tra credenti e non credenti che riconoscono con la semplice osservazione l’antropologia naturale e in essa la ricchezza e l’attitudine relazionale della persona umana». Con due affondi: uno sul «senso della vita e il senso del lavoro che si alimentano reciprocamente. Ma può esservi vitalità economica e sociale senza vitalità demografica? E come avere vitalità demografica in società nelle quali si è perso il rispetto della vita con la propensione alla selezione eugenetica, con il rifiuto delle condizioni di fragilità, con l’accettazione del commercio dell’umano?» Il Pnrr, così come è stato pensato, è «pervaso dal ritorno dello Stato pesante e dal rifiuto del criterio di sussidiarietà che pure discende dai principi delle nostre radici culturali e ora è iscritto nella nostra Costituzione», «Per questo l’agenda prepolitica, affermata pubblicamente, “sui tetti”, vuole essere strumento organico e dinamico di lettura dei fatti e dei processi decisionali offerto a tutti coloro che, con la fede o con la ragione, nel cambiamento d’epoca, trovano nel cuore antico della nazione la forza morale per costruire il futuro».

Nella seconda parte del convegno si sono avvicendati sul palco decine di rappresentanti di diverse associazioni culturali;  da Giancarlo Cesana (Esserci)che che parla di libertà educativa a   Alberto Gambino, presidente di Scienza & vita, che ringrazia «perché a volte il laicato ha bisogno di una spinta», e Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita che ha sottolineato l’urgenza non più differibile di una normativa chiara e ineludibile contro il turpe mercimonio dell’utero in affitto e che la tutela del minore coinvolto non deve essere l’escamotage per aggirare la legge e consentire la compravendita all’estero di bambini, lo sfruttamento delle loro madri.

Sua eminenza Reverendissima il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha insistito su tre parole: «Ragionevolezza, dignità e bellezza»: sono questi i tre cardini su cui deve essere imperniata «un’agenda di ispirazione cristiana». Queste sono le tre leve «perché il cristianesimo, la Chiesa, i cristiani possano oggi ispirare pensieri e opere in seno al contesto sociale; e così incidere non soltanto a livello privato, ma anche pubblico e politico».

Lo smarrimento dell’uomo moderno, ha spiegato Parolin, è dovuto al fatto che si distruggono le radici dell’umano «senza proporne di nuove. È un distruggere senza costruire, nella menzogna o nell’illusione di presentare come evoluzione un processo che altro non è che un impoverimento e un indebolimento dell’essere umano. Causa e sintomo, al tempo stesso, di questa crisi antropologica è il fatto che non soltanto l’uomo non sa più chi egli sia; la cosa ancor più grave è che abbia smesso di domandarselo».

È per questo che solo una autentica laicità – ben diversa dalla laicità negativa che esclude il fenomeno religioso – deve consentire all’uomo di fede si avere un suo spazio nell’agone pubblico. Tra Stato e Chiesa ci deve essere separazione, ma non indifferenza e sospetto. «Questo implica anzitutto la libertà della Chiesa e dei cristiani di esprimere anche nell’ambito pubblico pensieri, azioni e comportamenti corrispondenti alla propria fede con il pieno diritto di sollecitare, ben oltre la sfera del privato, corrispondenti azioni pubbliche e leggi a tutela dei valori professati».

Un’iniziativa che dovrà muoversi dentro «una società democratica e composita, con una pluralità di visioni e prospettive con espressioni valoriali, convinzioni etiche, posizioni politiche assai diverse, e non sempre convergenti»,

I cattolici potranno così «esprimere pubblicamente pensieri e azioni della propria fede sollecitando leggi a tutela dei valori professati». Questa laicità autentica «farà sì che i laici possano davvero compiere la loro missione, essere il sale della terra e la luce del mondo».

Siamo tutti chiamati a contribuire a quella papa Francesco chiama «politica migliore, popolare e non populista».

Tra i politici presenti, la ministra della Famiglia Elena Bonetti (Iv), il segretario della Lega Matteo Salvini, la presidente di Fdi Giorgia Meloni, Ettore Rosato e Maria Elena Boschi, sempre di Italia Viva, Maurizio Gasparri di Fi, Stefano Fassina di Leu. Saluti pure da Franceschini, Serracchiani e Bersani.

Tanti i punti in agenda: Fisco pro family, attenzione alle famiglie più fragili, cure palliative, rilancio dei consultori, istituzione della giornata della vita nascente, revisione dell’Isee, investimento sulle paritarie, argine agli eccessi delle toghe.

Chi vivrà vedrà, mi auguro che ci sia un effettivo risveglio delle coscienze, e non la solita passerella di politici ad un convegno, fine a se stesso, sarebbe un vero peccato non far seguire incontri monotematici che siano di pungolo alla politica.

Alfredo Magnifico