Recensione libro “Via Cicerone, i racconti del Calzolaio” di Claudio Scarpino

Seppur dichiarato come frutto della fantasia, senza riferimento a fatti e persone realmente esistenti, nel modo simpatico e dettagliato con cui l’autore descrive i vari personaggi e i luoghi, si nota visibilmente una reale partecipazione, una descrizione vissuta (ovviamente escludendo gli estremismi inventati tra fatto e persone, che rendono tutto un bel giallo da gustare dalla prima all’ultima pagina).

La sensazione è quella che l’autore è riuscito a trasformare personaggi reali in protagonisti del giallo (fantasticandoci su), in zone romane da lui perfettamente conosciute, tanto da poterne dettagliare anche i più piccoli angoli di strada. Oltretutto l’omaggio a Roma viene confermato dal titolo, che porta il nome della strada dove viene commesso il crimine, sempre nel rione Prati, zona dove lavora il poliziotto. La serie si chiama I racconti del calzolaio in quanto è lui in prima persona che racconta la sua amicizia col poliziotto. Anche nei due libri precedenti (via Crescenzio e via Tacito) l’autore utilizza lo stesso criterio per la scelta del titolo.

Quelli di Claudio Scarpino sono personaggi popolari, semplici non complicati, senza vite intrigate più di tanto. Una trama che si lascia leggere tutto d’un fiato, in un piacevolissimo formato tascabile.
Un uomo acculturato, molto cordiale ma che non parlava italiano. passava ore nella sua libreria di fiducia in Via Cicerone, a leggere seduto in fondo al negozio. I suoi preferiti erano i libri di medicina.
Finché una mattina è stato trovato morto, proprio vicino il bagno della libreria. A rinvenire il cadavere è la minuta donna delle pulizie, una ragazza genuina che parla solo calabrese.

Chiamato a indagare sul caso è l’ispettore capo Cosentino e la sua partner Valentina Rinaldi, coppia dall’ingegno formidabile che non riesce però a trovare la pista giusta da seguire.
E se la sinossi già ben illumina la trama, consiglio agli appassionati dei libri gialli di acquistarlo perché ha il timbro del giallo DOC (un percorso che sembra far delineare chi è l’assassino e poi nel finale ecco una svolta che sconvolge ogni probabile previsione o intuizione del lettore).

Un romanzo che cattura l’attenzione dei lettori, sia nell’indagine investigativa iniziale, sia nel delineare il movente con l’immancabile alibi.
Sono convinto che attirerà anche chi poco legge i romanzi gialli, perché l’autore non ha mai commesso l’errore di allargare il classico “brodo” in inutili dettagli e noiose descrizioni, usando la giusta sintesi, anche quando descrive l’indagine che si svolge, inserendo gli ingredienti necessari: suspense, intrighi, curiosità, sospetti, colpo di scena e un gran finale a sorpresa.

 

Sergio Sito